Sicurezza
Pronti a trepidare ancora per Lassie nel lungo viaggio per tornare a casa
Arriva giovedì il remake tedesco del classico del 1943. Nessun trucco digitale, protagonista è un vero Collie
Nel 1940 Eric Knight scrive la storia di un cane che, diviso per cause di forza maggiore dall’amato padroncino, farà di tutto per ritrovarlo, compreso un viaggio lungo e pieno di pericoli per tornare dalla Scozia nello Yorkshire. Tre anni più tardi l’esordiente Fred McLeod Wilcox gira un film, prodotto e distribuito dalla Metro Goldwyn Mayer, tratto proprio da quel racconto, “Lassie come home”, tradotto in italiano in “Torna a casa, Lassie! ”. Da quella pellicola, interpretata fra l’altro da una giovanissima Elizabeth Taylor, nasce una vera e propria icona. Al primo lungometraggio, seguono sei sequel, tre serie tv, un remake nel 2005, varie trasmissioni radiofoniche e televisive, oltre che cartoni animati, fumetti e un mondo parallelo di merchandising.
Lassie diventa una star per decenni. Negli Stati Uniti negli anni Quaranta si registra un febbrile aumento di cani di razza collie, mentre in Italia a lungo, e impropriamente, si definisce, secondo un’originale sineddoche, “Lassie” l’intera razza del pastore scozzese. Insomma, grandi e piccini s’innamorano di quel cagnolone dal pelo folto e il muso sottile. Esattamente come aveva previsto il primo trailer ufficiale del film del 1943 che, dopo aver elencato l’intero cast, chiude – si può quasi sentire il rullo di tamburi – presentando anche lui, «il cane che amerai… Lassie». Che poi lui è una lei, femmina di Rough Collie, ad esser fiscali.
A 80 anni dal romanzo di Knight, Lassie torna in questi giorni alla ribalta. Già uscito in patria, e apprezzato da pubblico e critica, sarà nelle sale italiane giovedì il film tedesco “Lassie – Eine abenteuerliche reise”, letteralmente traducibile come “Lassie – Un viaggio avventuroso”. Siccome, però, in Italia siamo nostalgici e pure molto svegli, il nostro titolo è “Lassie torna a casa” che, si sa, cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia.
La versione germanica è diretta da Hanno Olderdissen, uno avvezzo a girare film con gli animali; sono suoi “Rock my heart” e “Wendy 2 – Amici per sempre”. La storia è più o meno la stessa: il padre perde il lavoro e il piccolo della famiglia (Joe nella pellicola del 1943, Florian in quella contemporanea) è costretto a separarsi dal fedele cane Lassie che si trasferisce in una ricca ma anaffettiva dinastia. L’amore per il proprio amico a due zampe è tuttavia troppo forte e oggi, come allora, Lassie fugge per tornare a casa. La versione tedesca si adegua ai tempi e, pur conservando il fascino dell’avventura, cala il racconto nella dimensione moderna, con l’inserimento della tecnologia e dei social quali strumenti essenziali nella ricerca della bestiola. Non ha invece ceduto alla riproduzione digitale il regista Olderdissen che ha preferito utilizzare un cane in carne e ossa (nella realtà si chiama Bandit) ben addestrato, favorendo l’immedesimazione del pubblico di fronte a un protagonista attendibile, umanizzato al punto giusto ed espressivo.
I cani hanno sempre avuto successo al cinema. Lassie è solo l’esempio più illustre di una serie di personaggi passati sul grande schermo. Poco più giovane di Lassie è il pastore tedesco Rin Tin Tin, mentre in tempi più recenti abbiamo pianto per Hachiko e Marley. Ci ha fatto ridere il San Bernando pasticcione Beethoven, e ci ha fatto emozionare il piccolo jack russel Uggie di “The Artist”. Chiudiamo, però, con il più memorabile di tutti, Ivan il Terribile XXXII che, nel “Secondo tragico Fantozzi”, tiene in ostaggio il ragioniere e il collega Filini. —
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