Il Tirreno

firenze: teatro del maggio 

“La forza del destino” vacilla con i flussi ottici di Padrissa

Gabriele Rizza
“La forza del destino” vacilla con i flussi ottici di Padrissa

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FIRENZE. Perché Carlus Padrissa si sia invaghito della verdiana “Forza del destino”, portandola a un destino equivoco l’altra sera al Maggio, non è dato sapere. Sappiamo che ad attrarre il frontman della Fura dels Baus, gruppo catalano di travolgente espressionismo post moderno, è la sospensione sull’orlo dell’abisso che l’opera contiene. Una sorta di horror vacui da cui solo la forza di una visualità esasperata e altamente specializzata in termini di flussi ottici e combinazioni esoteriche di effetti speciali, può salvarla, evitandole di precipitare.

Padrissa non ha dubbi: «Leonora e Alvaro sono due esseri intrappolati dalla forza del destino, due stelle che, quando si scontrano, si annullano e perdono la loro luce. È quello che vedremo all’inizio. Poi da questo che potremmo definire una sorta di buco nero verranno generate delle onde gravitazionali, come un sasso gettato nell’acqua, che influenzeranno tutta la vicenda, innescando dei legami tra il presente, il passato e il futuro, fino al finale che appare una inevitabile fatalità». E siccome è noto che “La forza del destino”, quanto a drammaturgia, si attorciglia su se stessa, senza un “punto di gravità permanente”, strattonata com’è fra guerra e pace, amore e morte, vendetta e perdono, dramma e commedia, fatalità e religiosità, che da qualunque parte la prendi rischi di fare un buco nell’acqua, il buon Padrissa si sarà detto che era giunto il momento di trasferirla là dove è mai stata: al largo dei bastioni Orione. Là dove succedono cose che noi umani non possiamo neppure immaginare.

Forse Padrissa ha ragione. Forse la storia, nascondersi camuffarsi palesarsi, da un affaccio oltremondano risulta più convincente. A soffrirne semmai, distratti da questo spalancarsi di piattaforme digitali d’irrefrenabile espansione, è il controcampo musicale: la direzione casta di Zubin Mehta, il coro sempre all’altezza, il cast di generosa padronanza scenica e affidabilità vocale: la Leonora di Saoia Hernandez, il don Alvaro di Roberto Aronica, il don Carlo di Amartuvshin Enkhart, la Preziosilla di Annalisa Stroppa, il padre guardiano di Ferruccio Furlanetto, il Fra Melitone di Nicola Alaimo.

Padrissa alla fine cita Einstein: «Io non so con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale ma la quarta lo sarà con bastoni e pietre». »vrebbero emozionato di più le parole finali dell’ultimo replicante: «Ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire».

Repliche domani, giovedì 10, poi il 16 e il 19. —

Gabriele Rizza

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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