Sicurezza
Emma Dante ritorna con “Misericordia” fiaba crudele e delicata
L’artista siciliana: «È il racconto di una realtà squallida e della sconfinata solitudine e fragilità delle donne»
Gabriele Rizza
PRATO. Difficile non rimanere colpiti dalla teatralità aggressiva e disturbante di Emma Dante. L’artista siciliana torna a Prato, al Metastasio, per mettere in scena da oggi a domenica il suo ultimo lavoro, “Misericordia”, con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi e Simone Zambelli.
«È una favola contemporanea che racconta la fragilità e la sconfinata solitudine delle donne – dice Emma Dante – un mondo in cui le donne sono condannate a lottare se vogliono sopravvivere, a combattere con ogni possibile risorsa per emergere dal degrado e dallo squallore in cui la società pare averle relegate». La storia è quella di Bettina, Nuzza e Anna che si prostituiscono e di Arturo, un ragazzo disabile rimasto orfano, che condivide con loro un monolocale lercio e miserevole, un basso senza luce o vie di fuga. Durante il giorno le donne lavorano a maglia, al tramonto abbandonano i ferri e offrono ai passanti i loro corpi cadenti.
«Misericordia – spiega ancora Dante – racconta una realtà squallida, fatta di povertà, analfabetismo e provincialismo, esplora l’inferno di un degrado terribile, sempre di più ignorato dalla società». Ma più che sul realismo crudo e molesto di una quotidianità viziosa e disordinata, scandita dai segni dell’emarginazione fisica e morale, “Misericordia” si spalanca sui panorami equivoci della fiaba, una fiaba crudele ma anche delicata, intrisa di poesia e solcata da un senso di fragile abbandono.
In scena, lo sfondo scuro, quattro sedie allineate, intervallate da ceste da cui si dipanano gomitoli di lana. Disposti in fila semplici oggetti come cavallucci per l’infanzia, cappucci colorati per bambini, una valigia, un sacco nero di cellophane, scarpe di diverse fogge. Le donne sferruzzano, il loro ticchettio è un sottofondo musicale, un ritmo che assegna compiti e regola la fisicità dei loro corpi.
Come spesso accade nel teatro di Emma Dante a vincere sono i ricordi, le perdute memorie di una mondo che riaffiora e si contempla in se stesso con delirante destrezza. Un mondo che è il Sud del mondo, continuamente violentato eppure capace di risollevarsi sulla scia di valori come la solidarietà e il sacrificio. Così tre donne in conflitto trovano l’armonia nell’accudimento di un figlio problematico, partorito da una loro amica, attraversando la violenza di genere, la disabilità, il potere demiurgico e salvifico dell’arte ma su tutto il sapore della maternità.
Inizio ore 20 (ore 18 la domenica). Biglietti da 10 a 22 euro. —
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