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Eleganza e impegno Addio a Carla Fracci «Ha portato il ballo nelle case italiane»
Entrò nella scuola della Scala quando aveva dieci anni e nella sua carriera si è esibita nei teatri più prestigiosi
Eleganza e impegno. Della prima Carla Fracci era la regina ma mai avrebbe potuto diventarlo se alla base non avesse avuto un’assoluta dedizione per il ballo, un’assiduità per l’arte, che è fatica e ardore. Caratteristiche che a lei non sono mai mancate e che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri ha sottolineato nel ricordare una delle più grandi ballerine al mondo scomparsa a Milano – la città in cui era nata e in cui aveva trovato la sua strada – all’età di 84 anni. «Carla Fracci ha onorato, con la sua eleganza e il suo impegno artistico, frutto di intenso lavoro, il nostro Paese. Esprimo le più sentite condoglianze ai familiari e al mondo della danza, che perde oggi un prezioso e indimenticabile riferimento», le parole del capo dello Stato che poi ha aggiunto: «Le straordinarie doti artistiche e umane hanno fatto di lei una delle più grandi ballerine classiche dei nostri tempi a livello internazionale». Figlia di un tranviere e di un’operaia, Carla Fracci è entrata nella scuola di ballo della Scala («Perché avevo un bel faccino», raccontava) a dieci anni: era il 1946. Da quel momento il teatro – che all’inizio le era parso un ambiente chiuso e anche un po’ ostile, così lontano dalla libertà della campagna di Cremona in cui aveva vissuto la sua prima infanzia («Sono cresciuta tra i contadini, libera, tra molti affetti e necessità concrete. E proprio lì, ben piantate nella terra, ci sono le mie radici», aveva dichiarato più volte) – si è trasformato nella sua casa. È alla Scala che è “sbocciata” la Carla Fracci ballerina ed è al teatro di Milano che l’étoile è rimasta attaccata fino all’ultimo tenendo – appena quattro mesi fa – due masterclass su Giselle. Nonostante combattesse da tempo contro una malattia.
Nella sua lunga carriera – che l’ha vista diventare prima ballerina nel 1958 e durante la quale si è esibita nei più importanti teatri al mondo –, ha ballato insieme a ballerini del calibro di Rudolf Nureyev e Vladimir Vasiliev ma anche con Henning Kronstam, Mikhail Baryshnikov e Roberto Bolle.
«Una grande italiana», l’ha definita il presidente del Consiglio Mario Draghi ma anche «interprete eccezionale ed esempio di passione per intere generazioni» che grazie a Carla Fracci si sono avvicinate al mondo della danza o che semplicemente hanno preso spunto dal suo modo di approcciarsi alla vita, dal suo rigore e dalla sua grazia, per affermarsi nel mondo dell’arte e non solo.
«Buon viaggio Carla. Grazie per aver ispirato generazioni di ballerini e ballerine, per aver portato la danza italiana ai vertici della danza mondiale, e averla fatta entrare nelle case e nei cuori di milioni di italiani che mai si sarebbero avvicinati a quest’arte», ha scritto il ballerino Roberto Bolle in un post su Instagram: nella foto, in bianco e nero, Carla Fracci che gli fa una carezza sul viso.
Dal 1964 – dopo il matrimonio col regista fiorentino Beppe Menegatti – il rapporto della ballerina con la Toscana è diventato sempre più stretto (ndr, vedi articolo in basso a destra) tanto che è nel piccolo borgo di San Casciano Val di Pesa che Carla Fracci aveva trovato il suo buen retiro. Simbolo dell’Italia nel mondo, la ballerina ha diviso la sua vita tra le serate d’onore sotto i riflettori e l’impegno civico ottenendo i distintivi di Cavaliere, Grand’ufficiale della Repubblica e benemerita della cultura e dell’arte. Si è esibita non solo nei teatri ma anche in televisione, nelle piazze e nelle carceri. «Avevamo in progetto di ballare ancora insieme. L’avrei fatto solo per poter danzare ancora una volta con Carla Fracci», ha detto il ballerino e coreografo Raffaele Paganini. La camera ardente è stata allestita al teatro La Scala che per 70 anni è stato la sua casa. —
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