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firenze: palazzo strozzi 

L’arte dal Vietnam alle Torri gemelle: l’America rispecchia le sue contraddizioni

Gabriele Rizza
L’arte dal Vietnam alle Torri gemelle: l’America rispecchia le sue contraddizioni

Warhol, Rothko, Lichtenstein, Oldenburg, Mapplethorpe: una carrellata di stili e di generi in mostra fino al 29 agosto

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Gabriele Rizza

FIRENZE. 1961 l’odore bruciante del napalm in Vietnam, 2001 la cascata di polvere su New York dopo l’attentato alle Torri gemelle. Sono passati 40 anni ed è ancora un campo di battaglia a definire i confini di un Paese che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, segna e disegna le coordinate della geopolitica planetaria. E ce ne saranno altri venti di anni, fino a ieri, a rinforzare l’impresa: stavolta fra le mura di casa, nel cuore della sua democrazia, l’assalto a Capitol Hill che marca il delirio trumpiano di una “America first”, costi quel che costi.

Dal 1961 al 2001 gli interrogativi made in Usa si moltiplicano parallelamente ai cambiamenti sociali, alle aspettative economiche, alle congiunture ambientali. Non sono l’inizio né la fine di un’epoca quei quarant’anni che congedano il Novecento e si spalancano sulle insidie, folli e spericolate, del Terzo Millennio. Sono certo uno spartiacque, un arco temporale che giustifica una indagine sulla capacità che l’arte, meglio il lavoro degli artisti, ha di rappresentare, coniugare, intercettare e quindi comunicare le temperature strutturali e i debiti culturali di una nazione. Uno spaccato coerente, per forza di cose non esaustivo, di questa “spettacolare” parentesi, lo offre la mostra che domani si apre a Palazzo Strozzi a Firenze, terzo capitolo di un percorso-ponte fra Europa e America, partito nel 2012 con “Sargent e gli impressionisti del Nuovo mondo” e proseguita nel 2016 con il Guggenheim “Da Kandinsky a Pollock”. Ora il balzo transoceanico, dal titolo secco “American Art 1961-2001”, non lascia troppi spazi di manovra. Ma esibisce un bel repertorio, denso e squamoso, fra le pieghe di una “visionarietà” critica ed eccentrica della galassia stelle e strisce, restituita da un corpus di più di 80 opere, frutto di 55 artisti (pittori, scultori, fotografi, videomaker, performer), messo a punto da Vincenzo de Bellis e Arturo Galansino, proveniente dal Walker Art Center di Minneapolis, città simbolo del cuore nero dell’America, per l’omicidio, giusto un anno fa, dell’afroamericano George Floyd per mano della polizia.

L’esposizione è lo specchio di una ricerca tesa a ridefinire la complessa identità di un Paese uscito vincitore dal secondo dopoguerra, ma accerchiato da un malessere profondo: una irrisolta “weltanschauung” che si manifesta nel mito della controcultura e delle rivolte studentesche, nelle marce per i diritti civili, nelle battaglie femministe, nell’affermazione dell’orgoglio gay, nelle lotte contro le discriminazioni razziali, come negli intrighi della guerra fredda, nell’avventura per la conquista dello spazio, nella profondità delle disuguaglianze, nei “cadaveri eccellenti” dai Kennedy a Martin Luther King, da Macolm X a John Lennon, nel disagio infine di una generazione spogliata di valori (consumismo e tecnologia palliative risorse), minata dall’Aids quando non mandata a morire da Kennedy nelle risaie del Mekong o da Bush nel deserto iracheno.

Il catalogo è lungo, radicali le trasformazioni, impressionante la ricaduta sia sul fronte interno che esterno. I nomi in mostra sperimentano linguaggi che si aprono alla ridefinizione dei confini dell’esperienza artistica, mixando tecniche e media diversi, mentre usano il potere della creatività come strumento per affrontare quei temi che attraversano e scuotono la coscienza del Pese. Una carrellata, divisa in dieci sezioni, che fraseggia e frammenta conoscenze e scoperte: Mark Rothko, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Andy Wahrol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Sol LeWitt, Frank Stella, Donald Judd, Robert Morris, Barbara Kruger, John Baldesssari, Robert Mapplethorpe, Bruce Nauman, Cindy Sherman, Kara Walker, incrociando Matthew Barney, John Cage e Merce Cunningham, fino a Kerry James e Glenn Ligon, figure di riferimento per la comunità afroamericana.

Catalogo Marsilio. Fino al 29 agosto. —

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di Redazione web