Gioco
Il talento anglo-livornese Adriana Hamilton presenta il nuovo singolo tra elettronica linguaggi e culture
L’artista racconta il suo Mezcal: «La musica per me è terapia: sul palco canto e cerco la magia»
LIVORNO. Una storia d’amore che finisce e un viaggio introspettivo alla ricerca della libertà e del rispetto di sé stessi. Con la musica si può fare sempre, muovendo pensieri e sentimenti come fa la livornese Adriana Hamilton nel suo nuovo singolo, che si chiama Mezcal ed è uscito accompagnato da un video in cui la cantante esibisce la sua vena da performer che sa incrociare linguaggi e culture.
Canto, musica, movimento: la sua ricetta artistica è ricca e ben mixata, tanto da essere apprezzata da anni ormai in giro per il mondo. Il nuovo brano appena lanciato anticipa l’uscita di un Ep che arriverà in estate e scandirà un nuovo capitolo della sua discografia.
Il titolo del singolo ricalca il nome di un distillato messicano ottenuto dalla pianta dell’agave e che esiste sin dai tempi dei Maya; viene chiamato “Pulque” o “La Bevanda degli Dèi”, per il suo sapore avvolgente.
Elettronica, dance e trap si incontrano in un pezzo contemporaneo, “col mondo in pandemia” (per citarne un verso), che Adriana Hamilton presenta così: «Mezcal ha un messaggio positivo col quale voglio dare forza. Per me la musica è una terapia, sia per chi la fa, sia per chi l’ascolta. La musica è vibrazione e noi siamo pura vibrazione, ce lo dice anche la fisica quantistica. Dobbiamo alzare le vibrazioni del pianeta, aumentarne la frequenza, trasmettendo emozioni potenti. In questo senso, io mi sento una guerriera della musica».
Questo è il mood di una cantautrice, musicista e performer un po’ scozzese, un po’ livornese che sul palco sa essere elegante, selvaggia o circense e ama mescolare le arti: «Se posso – prosegue - sul palco faccio acrobazie con gli anelli o i cerchi appesi, danzo, gioco con il fuoco. Cerco la magia. Per questo mi preparo anche fisicamente: adoro la palestra, l’allenamento combat e il training dei militari. Voglio essere un po’ un guerriero ninja».
Di certo, ad Adriana le sfide sono sempre piaciute. A 11 anni suonava il violino, dai 4 ai 13 anni ha studiato lirica (era soprano) per poi abbandonarla, sedotta da reggae e hip hop.
A 19 anni era a Londra, a Brixton, nel ghetto giamaicano: nella City ha cantato nei circuiti house e si è cimentata in una versione R&B di Romeo e Giulietta, finché un produttore si è accorto di lei.
«È stato soprattutto durante la mia adolescenza che ho capito la mia passione per la black music, compreso l’hip hop, il rhythm and blues, il jazz e il reggae. Tra i “Grandi” che mi hanno influenzato maggiormente ci sono Stevie Wonder, Bob Marley, India Aire, Erykah Badu, Mariah Carey, Whitney Houston, Nina Simone, Aretha Franklin, Guru; tra gli artisti più vicini a noi Alicia Keys».
Curiosa di sonorità a mondi nuovi, Adriana Hamilton ama viaggiare e scoprire sempre altre sonorità, dimostrando poi che la musica può avere un’importante ricaduta anche a livello sociale: «In Senegal, a Diourbel, abbiamo costruito un ospedale con i soldi del tour e di vari concerti: ho suonato al Blue Note di Dakar. Esibirsi all’estero è bellissimo perché si manifesta con chiarezza come la musica sia un linguaggio universale. Diventiamo tutti una cosa sola, al di là delle lingue e delle tradizioni. E questa è la sacralità della musica».
L’intreccio di culture e persone ha segnato la sua formazione, così lei riversa tutto nelle sue canzoni e non vede l’ora di tornare a esibirsi dal vivo, alle porte di un’estate che, in virtù anche dell’uscita del suono nuovo Ep, potrà segnare per lei una nuova ripartenza dopo lo stop imposto al settore della musica a causa della pandemia. Intanto, ci regala un sorso di Mezcal e ci ricorda che «dobbiamo ravvivare il nostro fuoco dentro, tenerlo sempre acceso».
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