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L’inno di una stagione svanita mezzo secolo di “American Pie”

Pietro Mattonai
L’inno di una stagione svanita mezzo secolo di “American Pie”

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Pietro Mattonai

Cosa significa “American Pie? Significa che non dovrò più lavorare in vita mia». Donald “Don” McLean oggi ha 76 anni, 32 album pubblicati e una canzone immortale nel suo repertorio. La suona sulle corde della chitarra ormai da cinquant’anni, da quando la registrò per la prima volta il 26 maggio 1971. Si intitola “American Pie”, una “torta americana”, quella fatta con le mele che, negli Stati Uniti, è diventata più di un piatto tipico. Un passaporto: “as american as an apple pie”, “americano come una torta di mele”.

A cinquant’anni di distanza, però, il passaporto – e l’identità del Paese – si è sbiadito. Gli Stati Uniti raccontati da Don McLean sono scomparsi, non esistono più. Gli anni Cinquanta, quelli del sogno americano, della vita semplice e dell’innocenza di una società ideale si sono scontrati tragicamente con la realtà degli anni Sessanta e Settanta. Due decenni che hanno cambiato la storia degli Stati Uniti e, per questo, anche del mondo. E “American Pie” è l’autentica elegia americana, un ricordo nostalgico di un mondo dissolto. Una versione moderna e ballata del “Paradiso perduto” di John Milton.

IL GIORNO IN CUI

LA MUSICA MORÌ

Al cuore di “American Pie” c’è la morte. Quella di Buddy Holly, Jiles Perry “The Big Bopper” e Ritchie Valens, avvenuta il 3 febbraio 1959. Padri fondatori del primo rock and roll – quello che “faceva sorridere” il giovane McLean – i tre persero la vita in un incidente aereo vicino a Clear Lake, in Iowa. “The day the music died”, “il giorno in cui morì la musica”, canta Don McLean. Il mondo che ha vissuto sino a quel momento è finito: il rock ha perso la sua anima pura e incontaminata. L’America, negli anni successivi, inizierà a contorcersi su se stessa, in preda all’odio e alla violenza. L’inizio della guerra in Vietnam, gli assassini di John e Robert Kennedy e quello di Martin Luther King, le lotte razziali e per i diritti civili, la crisi economica. Il sogno che aveva portato gli americani sul tetto del mondo si sgonfiava, lasciando dietro di sé folle di delusi. E la musica è solo un altro modo di esprimere e raccontare la realtà.

UNA STORIA DEL ROCK

Il rock di Buddy Holly, che ha ispirato e cresciuto Don McLean, si trasformò con l’America. E “American Pie” la racconta tutta. Il “re” Elvis Presley e il suo rock profondamente folk – nato e cresciuto nel Mississippi rurale – lasciano la scena al “giullare”, Bob Dylan, che con “Like a Rolling Stone” stravolse completamente il rock degli anni Cinquanta, proiettandolo nell’America delle contestazioni. Da lì a poco arrivarono i Beatles, i Rolling Stones, i Byrds e Janis Joplin. Il mondo di Buddy Holly e del suo rock era definitivamente scomparso. E allora “bye, bye miss American Pie”. Addio a quel sogno che ha cullato il sonno di tanti americani. Compreso Don McLean. —

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