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Il borgo abbandonato diventa un luogo di fede, arte e pace

Azelio Biagioni
Il borgo abbandonato diventa un luogo di fede, arte e pace

Religiosi e volontari al lavoro per ridare vita a Mezzana sulle colline di Prato Tanti interventi fatti con materiali di recupero: le strutture sono quasi finite

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Azelio Biagioni

Quello che stupisce quando si arriva a Mezzana nel Comune di Cantagallo in provincia di Prato, che sta diventando il borgo “Tutto è vita” con strutture per famiglie ed un hospice dove terminare gli ultimi giorni terreni, è la serenità di quel luogo. Immerso nel verde e nel silenzio si respira subito un’aria di pace. I lavori per la realizzazione del villaggio vanno avanti e presto vedrà la luce. È questo il borgo del quale parlava padre Guidalberto Bormolini, pochi giorni fa, ricordando l’amico Franco Battiato che avrebbe voluto esserci all’inaugurazione.

Il religioso ha celebrato, a Milo in Sicilia, le esequie in forma privata del cantautore. «Franco – ricorda il monaco – mi aveva detto che sarebbe voluto venire all’inaugurazione del borgo, un progetto nel quale credeva, e che avrebbe cantato in quell’occasione. Purtroppo ci ha lasciato prima che il villaggio sia terminato». Il borgo “Tutto è vita” è un progetto unico nel suo genere, apprezzato e condiviso e lo dimostrano le donazioni fatte da tante persone, in denaro ma anche con oggetti e mobili. Che ora si trovano in alcuni alloggi quasi terminati e dove gli interni sono il frutto di materiale di recupero che altrimenti sarebbe andato distrutto. Tra l’altro, lo scorso anno fece visita al borgo il cantautore Giovanni Caccamo che fu scoperto proprio da Battiato. E diversi sono gli artisti che condividono e sostengono il progetto: da Simone Cristicchi a Rosita Celentano, dal direttore dell’Orchestra della Toscana Daniele Rustioni a Giovanni Scifoni, per citarne alcuni.

Padre Guidalberto Bormolini è il presidente della onlus “Tutto è vita” e monaco dei “Ricostruttori nella preghiera” impegnati nel ridare vita a questo borgo disabitato dagli anni Settanta. Il monaco racconta, fra le altre cose, dello spazio dove sorgerà una delle strutture: «Al piano terra – spiega – ci sarà un refettorio per 150 persone, nella parte sopra una sala meditazione per 170 persone, e al terzo piano la casa dei monaci». Davanti c’è una costruzione ormai terminata. «L’abbiamo tirata su dalle fondamenta al tetto – aggiunge il religioso – E tutti gli interni sono materiale di riciclo». Appena a pochi passi, c’è un’altra costruzione provvisoriamente adibita a refettorio e sotto una cripta con le volte a botte, anche questa interamente realizzata dai Ricostruttori, che sarà la cappella per la preghiera. C’è poi la casa dell’arte dove si praticherà l’arteterapia. «Gli scaloni esterni – commenta il monaco – sono stati fatti utilizzando le tegole rotte e con le travi che non potevano più essere usate per il soffitto sono state realizzate delle panchine». Niente viene buttato ma tutto viene riutilizzato. C’è lo spirito della collaborazione, si lavora insieme e la stanchezza così si fa sentire meno anche per il fine che i Ricostruttori vogliono ottenere. Alcuni di loro (ci sono sia consacrati che laici, uomini e donne) dormono nel borgo per evitare di dover rientrare a Prato, dove vivono in comunità a villa del Palco, e guadagnare così tempo prezioso. E durante la bella stagione c’è chi aveva allestito delle tende all’esterno per passare la notte. I sottoservizi sono stati completamente realizzati e c’è il recupero dell’acqua piovana che verrà poi impiegata per la futura agricoltura. Padre Bormolini indica pure il punto dove sorgerà l’hospice (da 10 posti) per i malati terminali, che saranno seguiti da personale medico. «Non saranno isolati – sottolinea – ma vivranno all’interno di questa comunità. Che è una comunità aperta dove ci sarà pure una foresteria e dove potremo accogliere quanti vorranno venire. Gli artisti saranno i benvenuti qualora volessero venire e fare concerti o spettacoli. Avremo il posto adatto nella piazza ora pavimentata e dove abbiamo messo a dimora due alberi e alla quale abbiamo già dato il nome: piazza degli Angeli». Il borgo sarà suddiviso in tre parti: il villaggio “Laudato si”, l’altro villaggio per le attività spirituali e la parte in alto dove sorgerà l’hospice pensato come una sorta di monastero dove ognuno dei malati dormirà in una cameretta.

I monaci e le monache si rimboccano le maniche, i lavori vanno avanti, in questo angolo di terra nascosto quasi a preservare la sua bellezza perché non sia contaminata. E quello che, qualche anno fa, era un sogno sta diventando sempre di più realtà. —

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