Toscana
Il rock and roll non muore mai e porta i Maneskin sul trono europeo
La band romana trionfa a Rotterdam grazie al televoto «Ora vogliamo suonare dappertutto, anche sulla luna»
Luca Trambusti
Alla fine ciò che speravano si è concretizzato: i Maneskin hanno trionfato a Rotterdam nella finale dell’Eurovision Song Contest. Con 524 voti hanno vinto di fronte alla Francia (499) e alla Svizzera con 432. È stata una vittoria sofferta perché alla fine della fase di votazione delle giurie internazionali di qualità la band romana aveva il quarto posto. Il televoto, quello del pubblico, ha rivoluzionato la classifica.
In effetti il loro “Zitti e buoni” era il più ascoltato negli streaming tra tutti i brani in gara, sintomo di un forte gradimento da parte del pubblico. Ovviamente i Maneskin si sono commossi ed emozionati per la vittoria, la loro gioia è stata incontenibile, con il batterista, Ethan – spettacolo nello spettacolo – pietrificato in uno sguardo incredulo mentre i suoi compagni saltavano e si abbracciavano.
Dopo 31 anni i Maneskin riportano in Italia il prestigioso riconoscimento internazionale. Prima di loro solo Gigliola Cinquetti ( “Non ho l’età”, nel 1964) e Toto Cotugno (nel 1990 con “Insieme: 1992”) ovvero tipologie di artisti ben lontani dall’energia e potenza rock dei romani, a loro volta distanti dallo stereotipo della musica italiana. La performance del quartetto ha nettamente svettato anche sul resto di quanto sentito in gara, dove il rock è stato “usato” solo dai finlandesi (loro lo definiscono violent pop) mentre in generale si è virato su un pop dance ed elettronico, clone di tante altre popstar ben blasonate. Lo schiaffo dal palco dei Maneskin ha terremotato l’intera manifestazione ed alla fine è stato premiato anche dal pubblico.
Ancora una volta l’Eurovision si è dimostrato un contenitore dove spettacolo, coreografie, bellezza, trucco e parrucco predominano sulla musica. Nonostante questo, i Maneskin, essenziali diretti e semplici, hanno fatto centro. Non possiamo quindi che dare ragione a Damiano quando durante la premiazione afferma “Rock’n’roll never die” (il r’r non muore mai) e quindi ancora oggi chitarra, basso e batteria sono una scelta vincente. «È incredibile – dicono i quattro durante la conferenza stampa notturna – non ci possiamo ancora credere. Tutto questo ci ripaga e dà un senso a ciò che abbiamo fatto e per averci sempre creduto portando avanti il nostro progetto».
Il loro percorso è stato articolato, alle prime esibizioni nel 2016 per poche monete, da veri buskers, per le vie di Roma, è seguita la non vittoria, trasformatasi però in trionfo, a XFactor 2017, alla sorprendente conquista del Festival di Sanremo 2021, fino a questa consacrazione europea. Un cammino nemmeno tanto lungo (cinque anni) ma segnato da giusti passi (in un contesto moderno) e sempre all’insegna del rock, di cui sono pure autori, che rispetto agli esordi è diventato addirittura più duro ma anche più maturo, con la consapevolezza di aver trovato un filone musicale vincente ed accattivante.
Quella di Rotterdam è stata una lunga serata in cui arrivare a conoscere il vincitore ha comportato per i Maneskin, e il pubblico, una prolungata attesa. «Il verdetto finale è stato ben più lungo di Sanremo – dice Victoria – non arrivava mai, l’ansia è stata tantissima e tante le emozioni». «Dedichiamo questa vittoria – aggiunge Damiano – ai nostri fan, anche a quelli nuovi ed alle nostre famiglie». Di nuovi fan la rock band romana ne avrà sicuramente aggiunti molti, soprattutto internazionali, visto che, per regolamento, è impossibile votare gli artisti del proprio paese, quindi la vittoria è stata sancita dal pubblico delle altre nazioni votanti. «Sono i voti delle persone e del popolo che hanno fatto la differenza – hanno detto a Rtl 102,5 – E il fatto di averne ricevuti così tanti ci riempie di gioia e soddisfazione, perché alla fine sono loro che verranno ai nostri concerti e per loro noi faremo musica».
«Non abbiamo ancora pianificato nulla e andremo laddove ci porterà la nostra musica», affermano nella conferenza stampa della notte, per poi rettificare in mattinata: «Ora vorremo suonare dappertutto, anche sulla luna» e pensano addirittura a salire sul palco del famoso rock festival britannico di Glastonbury. Di sicuro per loro, visto il riscontro, si possono aprire le porte dell’Europa, soprattutto quelle dei club per i concerti, che è poi la sede più adatta per questo genere di musica.
La serata andata in onda su Rai 1 ha avuto ottimi ascolti; 4,5 milioni di spettatori. La coppia di presentatori (Corsi/Malgioglio) ha ben figurato. Solo sul finale Malgioglio ha debordato, cercando un’inutile visibilità. Ora appuntamento in Italia per il 2022. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
