La protesta
Damiano accusato di sniffare coca «Falso, faccio il test antidroga»
ROTTERDAM. Sulla vittoria dei Maneskin all’Eurovision Contest si è scatenata subito una bufera. Dai social è rimbalzata sino in sala stampa e poi all’organizzazione dell’evento, l’accusa nei confronti di Damiano di aver sniffato cocaina durante l’attesa della proclamazione del vincitore. Il tutto arriva dal “frame” della trasmissione televisiva, che mostra Damiano curvo sul tavolino nell’apparente atto di sniffare cocaina. Immagini non certo chiare.
La “segnalazione” fa irruzione in sala stampa durante la conferenza notturna seguita al termine dell’evento, con la richiesta di squalificare l’Italia per il fatto. Un giornalista spagnolo ne chiede conto e Damiano, che tra l’incredulo e l’arrabbiato, smentisce categoricamente l’addebito. «Non scherziamo – dice – non c’è nessuna cocaina. No alle droghe». E spiega che si era chinato perché Ethan di fianco a lui aveva fatto cadere, rompendolo, un bicchiere.
La polemica sembra essersi conclusa con la netta affermazione del cantante, ma nel corso della domenica ha ripreso vigore. Così in tanti sulla rete si sono mossi per dimostrare l’innocenza di Damiano, postando foto del bicchiere rotto e calcolando la distanza tra il naso e il tavolino e concludendo che il cantante avrebbe dovuto essere proboscidato per arrivare a sniffare. Lo stesso Damiano via social si è reso immediatamente disponibile, già nella nottata, a fare un test antidroga per dimostrare ogni estraneità all’accusa.
Ieri pomeriggio l’organizzazione dell’evento ha emesso da parte sua un comunicato in merito, confermando la richiesta di Damiano ed affermando che non erano in grado di effettuare immediatamente il test antidroga e comunicando che l’artista lo avrebbe fatto non appena arrivato a casa. Inoltre l’organizzazione ha confermato, con le sue foto, la presenza di un bicchiere rotto ai piedi del tavolino “sniffatorio” e conclude il comunicato affermando: «Stiamo ancora esaminando attentamente i filmati e aggiorneremo con ulteriori informazioni a tempo debito».
Una delle tante accuse figlia dei social, una speculazione creata ad arte o una verità? Tutto sembra tendere alla prima ipotesi, per durata, distanza e luogo del “fattaccio”: una sala piena di gente e di telecamere. Non resta che aspettare che venga fatta chiarezza. —
L.T.
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