Il Tirreno

nel complesso del duomo di siena 

La Madonna di Masaccio è la star della mostra sul cardinal Casini

Gabriele Rizza
La Madonna di Masaccio è la star della mostra sul cardinal Casini

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SIENA. Il complesso monumentale del Duomo di Siena, a partire da oggi, ospita una mostra dedicata alla committenza del cardinal Antonio Casini, vescovo della città tra il 1408 e il 1426, un principe della Chiesa al centro della politica religiosa del suo tempo, tanto da essere definito “l’altro papa” da un diplomatico senese. Fra le opere appartenute all’insigne umanista e teologo, punta di diamante del percorso espositivo, spicca la “Madonna col Bambino”, detta “Madonna del solletico”, prestata per l’occasione dalla Galleria degli Uffizi. Si tratta di una tempera su tavola di piccole dimensioni risalente al 1426 ma definitivamente attribuita a Masaccio solo nel 1950.

Proprio per il piccolo formato, e quindi per la facile trasportabilità, il dipinto ebbe varie peripezie: fu rubata dai nazisti, venne recuperata nel dopoguerra, di nuovo rubata e ritrovata negli anni Settanta, prima di approdare finalmente agli Uffizi. L’attribuzione a Masaccio, all’inizio osteggiata da diversi critici, è ora unanimemente accettata, anche se non esistono documenti che ne indicano l’esecuzione o la committenza, essendo il dipinto destinato alla devozione privata. L’unico ma sufficiente riferimento identificativo è uno scudo con sei stelle rosse in campo giallo con sopra un cappello cardinalizio, stemma che apparteneva appunto ad Antonio Casini.

Come osserva Antonio Paolucci nel catalogo (Sillabe editore) curato da Marilena Caciorgna e Cristina Gnoni Mavarelli, «è ragionevole pensare che l’opera sia stata dipinta nel 1426 quando Antonio Casini dal papa Martino V fu creato cardinale. Nel dipinto si incontrano due destini, da una parte il potente prelato, che con quella nomina tocca il culmine della sua fortuna politica, dall’altra un giovane artista che sta affermandosi faticosamente sulle piazze di Firenze e della Toscana. Due uomini, divisi dal rango sociale e dal censo e tuttavia arrivati fino a noi grazie a un piccolo dipinto che racconta di una mamma che gioca con il suo bambino».

Corredano l’itinerario espositivo alcuni preziosi manoscritti, fra i quali il Cerimoniale dei vescovi miniato da Martino di Bartolomeo, concesso in prestito dalla Biblioteca Laurenziana di Firenze, e il Messale romano della Biblioteca comunale degli Intronati di Siena con carte decorate da un miniatore attivo intorno al 1430.

La mostra resta aperta fino al 2 novembre. —

Gabriele Rizza

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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