Il Tirreno

PRATO; la mostra 

I costumi della Turandot al museo del tessuto: da restare senza fiato

Azelio Biagioni
I costumi della Turandot al museo del tessuto: da restare senza fiato

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Azelio Biagioni

PRATO. E’ davanti ai trentadue costumi della prima della “Turandot” di Giacomo Puccini (che venne portata in scena al teatro alla Scala di Milano nel 1926) che il visitatore resta senza fiato. Questi abiti da sabato fino al 21 novembre si potranno ammirare al museo del Tessuto di Prato nella mostra “Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba”. I costumi di scena, che hanno quasi un secolo di vita, sono stati realizzati e ideati da Luigi Sapelli in arte Caramba, considerato il primo vero costumista del Novecento. Fra gli abiti ne spiccano due in particolare: quelli ritrovati, insieme a gioielli di scena, in un baule che nel 2018 venne acquistato dal museo del Tessuto. Erano appartenuti al guardaroba privato di Iva Pacetti (soprano pratese) e che dopo lunghi studi, condotti dalla conservatrice del museo Daniela Degl’Innocenti, sono risultati essere quelli indossati da Rosa Raisa, il primo soprano della storia ad aver interpretato il ruolo della ‘Principessa di gelo’ il 25 aprile 1926 a Milano e realizzati da Caramba, il costumista del teatro alla Scala. I due abiti, così come i gioielli di scena, ora di proprietà del museo, furono rinvenuti in pessimo stato di conservazione e sottoposti a complessi interventi di restauro ad opera del museo. Gli altri trenta abiti in mostra arrivano dall’archivio della sartoria Davalle di Torino. E’ un tripudio di colori, lavorazioni certosine per quei costumi che ora si ritrovano tutti insieme, come sul palco del teatro milanese 95 anni fa. Il visitatore prima di arrivare al piano superiore del museo, dove sono esposti gli abiti e una sezione dedicata alle scenografie di Turandot, trova a piano terra circa 120 oggetti della collezione Chini, provenienti dal museo di antropologia ed etnologia di Firenze. Tessuti, maschere teatrali e poi porcellane ma anche strumenti musicali, armi, sculture e manufatti d’uso di produzione thailandese e cinese. La mostra nasce per ricostruire le vicende che hanno portato Giacomo Puccini a scegliere Galileo Chini per la realizzazione delle scenografie per la Turandot, andata in scena per la prima volta nel 1926 e diretta da Toscanini. Il compositore toscano volle per le scenografie un artista che l’Oriente l’avesse vissuto veramente e Chini visse in Siam per tre anni. —

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