Gioco
«Ti dobbiamo tutti qualcosa» I saluti e i ricordi di artisti e politici
Da Mattarella a Vasco Rossi fino all’Accademia Pontificia fra espressioni di cordoglio e tante citazioni di canzoni
La scomparsa di Franco Battiato è una di quelle che lascia il segno. Un artista della sua caratura e della sua popolarità ha un forte legame con il pubblico e con i colleghi. In molti hanno voluto tributargli parole di ricordo. Il primo è il Capo dello Stato Sergio Mattarella che da Brescia a poche ore dalla notizia della scomparsa ha dichiarato: «Sono profondamente addolorato dalla prematura scomparsa di Franco Battiato, artista colto e raffinato che con il suo inconfondibile stile musicale – frutto di intenso studio e febbrile sperimentazione – ha affascinato un vasto pubblico, anche al di là dei confini nazionali».
Pure il ministro della Cultura Dario Franceschini ha espresso il suo cordoglio: «Unico, inimitabile sempre alla ricerca di espressioni artistiche nuove. Lascia un’eredità perenne, “Io avrò cura di te” – dice Franceschini citando il testo de “La cura” – Per me la più bella con le parole più semplici e più potenti». Cita “La Cura” anche Enrico Letta, mentre Paolo Gentiloni da Bruxelles ricorda il ritornello di “Bandiera bianca”. Molti altri politici hanno dimostrato stima e affetto per Battiato, che in passato si era attirato anche qualche inimicizia politica.
Parecchi sono i colleghi che con Franco avevano un profondo legame e con alcuni dei quali aveva anche lavorato. Luciano Ligabue scrive sui social «Ciao Franco. Con “Patriots” mi hai salvato dalla depressione durante l’anno in Artiglieria. Con “La voce del padrone” hai cambiato il mainstream in Italia. Con tutto il resto ti sei dimostrato troppo grande e unico per essere accostato a qualcuno. Ti dobbiamo tutti qualcosa. Ti dobbiamo tutti tanto». Gli fa eco Claudio Baglioni scrivendo: «Il suo gioco fu un’altalena tra miscredenza e misticismo. Un mistero di bellezza e poesia. Fai buon viaggio Franco».
«La scomparsa di Franco Battiato è un dolore immenso – scrive Carlo Verdone – Non è stato solo un grande sperimentatore coraggioso fin dagli inizi della sua carriera, ma con il tempo si è sempre di più avvicinato ad una dimensione mistica, più vicina all’oriente che non all’occidente – aggiunge l’attore, che ricorda – Ammirevole e commovente il suo concerto in Iraq, con un’orchestra spesso priva di alcune corde agli archi e strumenti senza manutenzione. Fu splendido e significativo».
«Le sento più vicine le sacre sinfonie del tempo, con una idea: che siamo esseri immortali caduti nelle tenebre, destinati a errare nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione. Addio al Maestro Franco Battiato. Wiva Franco Battiato», così, citando un passaggio de “Le sacre sinfonie del tempo”, lo ricorda Vasco Rossi. «Hai raggiunto Milva in cosí poco tempo, un’altra grandissima perdita per la musica. Buon viaggio Franco», scrive Loredana Bertè ricordando una delle tante collaborazioni al femminile del “Maestro”. Il catanese, amico e conterraneo Pippo Baudo dice: «Sono molto scosso, perché era un immenso artista e un grande amico, espressione alta e genuina della nostra Sicilia» e ricorda: «Andavo a Milo a mangiare la pasta col pomodoro preparata dalla madre di Franco, che la cucinava in maniera eccezionale».
Fra i tanti altri colleghi che hanno espresso il loro cordoglio sui social, Morgan, Roby Facchinetti, Piero Pelù e Marco Mengoni. Uno schieramento artisticamente trasversale che ha in comune la dichiarazione di stima e affetto nei confronti del cantautore siciliano. Dal direttivo del Premio Tenco, con cui aveva uno stretto rapporto, arriva un profilo e un ricordo. «Compiendo un percorso inverso da quello di buona parte dei colleghi italiani, dopo che le sue canzoni avevano vinto il Festival di Sanremo e si erano imposte nelle hit parade italiane ed europee, si decise, finalmente, ad arrivare al Tenco. Era il 1990. Nel 1992 vinse la Targa Tenco miglior canzone con “Povera patria”. Franco tornò altre due volte in Rassegna, nel 1999 (vincitore della Targa Tenco miglior album con “Gommalacca”) e nel 2000. Proprio in quel periodo aveva dato vita all’esperienza di “Fleurs” (con cui vinse la Targa Tenco Interpreti) dove, incurante di ogni etichetta di provenienza, aveva riproposto personalissime riletture della migliore musica leggera degli anni Sessanta. E poi tornò di nuovo nel 2009 quando gli venne assegnato il Premio Tenco». E ancora «Guccini si ricorda sempre di quando, nelle mitiche cene dopo le esibizioni sul palco, Battiato raccontò un’infinità di barzellette facendo ridere tutti».
Della scomparsa terrena di Franco Battiato arriva ad occuparsene anche il Vaticano tramite la Pontificia Accademia per la Vita. Lo fa con un tweet che riporta versi di “Inneres Auge”, canzone di Battiato al cui testo ha collaborato il filosofo Manlio Sgalambro: «La linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito. Ma quando ritorno in me, sulla mia via, a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato mi basta una sonata di Corelli, perché mi meravigli del creato!». — L.T.
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