Gioco
Anthony Hopkins da Oscar nell’assolo di “The Father”
Da domani nei cinema (in lingua originale) il film d’esordio di Florian Zeller, doppiato dal 27 Una discesa nel dramma dell’Alzheimer con Olivia Colman a fianco dell’attore inglese
Francesca Lenzi
Woody Grant, protagonista del film “Nebraska” (2013) di Alexander Payne, è un vecchio testardo convinto di aver vinto un milione di dollari alla lotteria e di doverlo andare a ritirare in Nebraska dal Montana. «Non ha l’Alzheimer, crede solo a quello che la gente gli dice», afferma suo figlio a chi guarda quell’uomo con la barba e i capelli arruffati e pensa di vedere un tizio con la mente guastata e lo sguardo confuso. Perché l’Alzheimer è così. È una brutta malattia che fa morire il pensiero quando il corpo continua a funzionare. È avere a disposizione un involucro integro e nulla all’interno.
Domani esce in sala “The Father – Nulla è come sembra”, film diretto da Florian Zeller al suo esordio cinematografico, con una sceneggiatura scritta a quattro mani con Christopher Hampton, basata sulla pièce teatrale “Il padre”, già portata sul grande schermo da Philippe Le Guay in “Florida” nel 2015. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2020, ha visto la distribuzione in sala posticipata più volte a causa del Covid-19. Distribuito dalla Bim, uscirà in Italia la prima settimana in lingua originale, dal 27 in versione doppiata.
Anthony è un anziano che vive in un elegante appartamento a Londra. Sua figlia Anne gli annuncia l’imminente trasferimento a Parigi. Da un parte c’è una donna preoccupata della salute del padre, dall’altra un ultraottantenne che giura di poter essere autosufficiente, ma la cui mente inizia a vacillare. Non è la prima volta che il cinema affronta l’Alzheimer. Era già capitato nello struggente “Still Alice”, dove Julianne Moore attraversa con angoscia la terribile perdita di se stessa. Zeller, però, propone un approccio diverso alla malattia. Non ne registra gli effetti devastanti dall’esterno, ma cala lo spettatore all’interno dello straniante punto di vista del protagonista, interpretato da un magnifico Anthony Hopkins che regge da solo la baracca, sostenuto, all’occorrenza, nella narrazione da Olivia Colman, Oscar nel 2019 per “La Favorita” del greco Yorgos Lanthimos.
“The Father” è, tuttavia, soprattutto un sorprendente assolo di Hopkins, all’interno di una carriera lunga e benefica, iniziata nel 1967 con una partecipazione in “Il bus bianco” di Lindsay Anderson. Zeller confeziona un dramma familiare in una sorta di intreccio thriller dove nulla è come sembra, e dove il caos di una mente danneggiata diventa un complesso rompicapo da risolvere. Artista poliedrico, pittore e musicista, Hopkins trova nella recitazione l’ambiente ideale d’espressione. Tra i film girati, “The Elephant Man” (1980) di David Lynch, “Dracula di Bram Stoker” (1992) di Francis Ford Coppola, ma anche ruoli più leggeri come quello di Odino in Thor, o meno conosciuti, quale la parte di Tito Andronico per Julie Taymor in “Titus”, con la fotografia del nostro Luciano Tovoli. È, però, con “Il silenzio degli innocenti” che Hopkins viene consacrato al tempio di Hollywood. Il film di Jonathan Demme è un capolavoro che ottiene cinque Oscar, fra i quali il doppio riconoscimento agli attori, a una giovane, ma già esperta, Jodie Foster e, per l’appunto, a Hopkins nel ruolo dannatamente inquietante di Hannibal Lecter. È la prima statuetta per l’attore – candidato successivamente per “Quel che resta del giorno”, “Gli intrighi del potere”, “Amistad”, “I due papi” – che ha fatto il bis all’ultima edizione proprio con “The Father” diventando a 83 anni l’attore più anziano a vincere un Oscar. —
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