Lutto
Alcol, amicizia e sofferenza nel film che è un inno alla vita
Una strana teoria anti-depressione per una grande prova di regista e attori Arriva “Un altro giro” vincitore dell’Oscar per la miglior pellicola straniera
Luca Trambusti
Arriva giovedì nelle riaperte sale cinematografiche il film “Un altro giro”, vincitore ai recenti Premi Oscar come miglior film straniero. La pellicola, diretta dal danese Thomas Vinterberg (tra i fondatori del gruppo “Dogma 95” di cui fa parte anche Lars von Trier) racconta di quattro professori di mezza età, quattro amici alle prese con insoddisfazioni personali e lavorative che sfociano nella depressione. Il quartetto decide di sperimentare la teoria del norvegese Finn Skårderud secondo cui tutti nasciamo con un deficit alcolemico nel sangue dello 0,05%. Il raggiungimento di tale rapporto tra alcol e sangue permetterebbe di superare le difficoltà e arrivare ad ottenere prestazioni e soddisfazioni nelle diverse sfere dell’individuo, psicologiche e professionali.
La teoria di base del film è valida per questioni fisiologiche, ma priva di fondamento scientifico e, soprattutto, del tutto smentita dallo stesso autore: «Non ho mai formulato una tale teoria, ma sono stato travisato con entusiasmo». I quattro comunque si applicano nel seguire questa idea e i risultati sono inizialmente positivi ed incoraggianti. Purtroppo poi arrivano gli eccessi e riemergono i solo sopiti problemi “scatenanti” del malessere personale di ognuno.
Il protagonista del film è Martin, ex brillante professore di storia, ex ballerino, ex innamorato della moglie che ora vive nella più totale apatia, con un difficile rapporto familiare e con gli studenti. Nel ruolo un bravissimo Mads Mikkelsen che riesce a trasmettere la sua angoscia e il suo malessere, grazie anche a una sapiente regia ed a un’ottima fotografia.
Il corso della storia del film, che ha anche dei tratti divertenti, porta a una svolta drammatica ed a un progressivo sviluppo incontrollato dell’esperimento fin sulla soglia dell’alcolismo. Ma il finale è sorprendente. Le ultime scene si trasformano in positività, sino a sembrare un musical e le atmosfere cupe virano al solare e vitale. Un film di grande intensità che non è un invito al consumo di alcolici per scavalcare i problemi ma piuttosto un inno alla vita, alla ricerca interiore di stimoli, per superare il malessere. In questo percorso, secondo la pellicola, ci può stare anche il baratro dell’alcol da cui però si può e si deve uscire senza tuttavia demonizzarne il consumo.
Il film prende atto, come ricordano i protagonisti, dell’elevato consumo alcolico in Danimarca. “Un altro giro”, che analizza anche il rapporto dell’amicizia, scava nella sofferenza senza mai essere pesante, senza giudicare e condannare. I suoi protagonisti sono sempre guardati e trattati con grande umanità. Qui si celebra “l’alterazione controllata”, elemento scatenante per la rinascita e comunque da opporre agli eccessi distruttivi. —
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