Il Tirreno

La lunga strada che porta dall’eterno “Zanna Bianca” alla fantasia della Guzzanti

Elena Torre
La lunga strada che porta dall’eterno “Zanna Bianca” alla fantasia della Guzzanti

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Elena Torre

David Riondino, fiorentino, classe 1952, è un lettore attento, cantautore, attore, regista e molto altro. Attualmente su Radio Web conduce “Tipi danteschi”, più di trenta puntate in cui si intervistano persone che a qualche titolo e in qualche modo hanno intercettato Dante.

il primo libro

«Il primo libro che mi ricordo di aver letto è “Zanna Bianca”, secoli fa, da ragazzino. Ricordo che era una bellissima edizione per ragazzi, con disegni colorati sulle avventure di questo cane in Alaska, in zone misteriose. Quindi la lettura può essere collegata all’avventura, all’allargamento dei confini. La lettura confina molto con l’invenzione, perché quando parli a distanza di tempo di un libro ti ricordi alcune cose e fai un lavoro di ricostruzione. Quello che ricordi si mescola a quello che hai vissuto il giorno in cui lo racconti, al periodo che stai vivendo, a quello che hai mangiato, infinite variabili indecifrabili da una macchina. Un libro è sempre riscritto dal lettore, una specie di magia che permette di reinventare».

consiglio per tutti

«Un altro libro importante che consiglio a tutti è “La nube purpurea”, che mi colpì molto. L’ha scritto un signore che si chiama Matthew Phipps Shiel, uno scrittore inglese. È un protolibro di fantascienza di fine Ottocento, ispirato alla vicenda del vulcano Krakatoa che esplose in qualche punto del Pacifico facendo sprofondare un’isola. La cronaca dell’epoca ha raccontato che per settimane il vulcano emise vapori venefici che sapevano di pesca. Il nostro scrittore ha creato una scenario in cui per via di una misteriosa eruzione tutto il mondo rimane avvelenato, come mummificato sotto una cenere azzurrognola e nell’aria c’è odore di pesca. Tranne al Polo Nord, dove per questioni elettromagnetiche il fenomeno non avviene e proprio lì c’è uno scienziato che si salva, dopo aver ucciso un rivale in amore. Tutto l’equipaggio della nave che deve riportarlo a casa è morto ma per fortuna sa guidare la nave! Quest’uomo, l’unico rimasto vivo sulla Terra non a caso si chiama Adamo e viene colto da una sorta di delirio di distruzione. Finché non trova una ragazza molto giovane, che si fa chiamare Eva. Un bellissimo libro sull’opportunità o meno di far proseguire l’umanità».

le metamorfosi

«Un libro che mi sento di suggerire è “Le Metamorfosi” di Ovidio, che sto riascoltando in audiolibro per preparare uno spettacolo. È il primo vero grande trattato di psicologia, quando ancora nell’epoca di Augusto a Roma la psicologia era legata al mito. Oggi tanti temi, come il desiderio di cambio di sesso, sono trattati da un punto di vista psicanalitico e psicologico mentre in quell’epoca erano affidati proprio al linguaggio mitico: il mito di Narciso, la storia di Orfeo, la storia di una fanciulla che si innamora di un’altra fanciulla che si finge un fanciullo, c’era già tutto nel mito greco. C’era già il connubio con l’animale, lo spostamento dell’identità sessuale, la molteplicità nel volere insieme il bene e il male. Sono miti formidabili che ci parlano ancora oggi, in cui hai l’impressione che il reale corrisponda a dei movimenti psichici interiori».

sapiens

« Una lettura recente che mi è stata molto consigliata è “Sapiens” di Harari, un libro abbastanza di moda che è una ricostruzione antropologica ma anche molto divulgativa della storia dell’homo Sapiens. È al tempo stesso interessante e divertente, per esempio quando racconta che il predominio della nostra razza sulle altre tipo il Neanderthal è legata alla nascita dei pettegolezzi. Diversi in gruppi di un certo numero, elaboravano un linguaggio sulla base di discussioni continue su cose che non sono così essenziali, a differenza degli animali».

sabina guzzanti

«Ora invece sto leggendo il libro di Sabina Guzzanti, si chiama “La disfatta dei Sapiens” ed è una specie di fantascienza in cui immagina il mondo del futuro nel quale l’alzarsi delle acque ha creato una geografia diversa, molti profughi si affollano in città miserabili e i ricchi stanno in compound isolati ad almeno 50 chilometri dai poveri e fanno una vita estremamente tecnologica». —

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