Gioco
Santa Fiora, paese dello smart working. Il sindaco: "Successo mondiale, ora anche le aziende vogliono venire qui"
Il sindaco: «Grazie alla fibra ottica siamo un modello e possiamo attrarre lavoro ad alta competenza»
SANTA FIORA. “Santa Fiora Smart working village” non è solo una nuova vita per metropolitani in cerca dei placidi ritmi della provincia in un borgo medievale a corto di abitanti. È anche un progetto che potrebbe proiettare l’Amiata in una nuova dimensione, quella di una silicon mountain dove, oltre all’aria buona e alla qualità della vita, ci sia anche lavoro ad alta competenza nelle nuove tecnologie.
Sotto le viuzze acciottolate scorre la linfa del progetto, quella fibra ottica che tiene superconnessa la comunità al resto del mondo e che si candida a essere la chiave di volta dello sviluppo di questo borgo e di tutte le zone “periferiche” d’Italia, paesini gioiello che da decenni soffrono l’emorragia di abitanti, soprattutto giovani, e di imprese. E che, con la stessa formula di Santa Fiora, potrebbero tornare a ripopolarsi di abitanti e di occasioni di lavoro.
[[atex:gelocal:il-tirreno:tempo-libero:1.40275326:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/tempo-libero/2021/05/15/news/quelli-in-fuga-dalla-citta-cosi-stiamo-rinascendo-assieme-a-santa-fiora-1.40275326]]
«Se funziona per Santa Fiora, perché non dovrebbe funzionare altrove? », dice al Tirreno il sindaco Federico Balocchi, 36 anni, avvocato, già assessore al bilancio della Provincia di Grosseto. «Il nostro progetto – spiega – se applicato su larga scala può essere il precursore per un’inversione di tendenza in tutto il Paese».
Perché tra le migliaia di email, messaggi, telefonate, contatti su Facebook di persone che chiedono informazioni per trasferirsi a Santa Fiora e lavorare qui da remoto, sono spuntate anche diverse richieste da parte di imprenditori o persone che intendono avviare o sviluppare startup. E che hanno bisogno di nient’altro che di un’ottima connessione, spazi e personale. Giusto quello che ci vuole per rinvigorire l’economia locale, finora affidata solo al turismo, ai prodotti tipici, all’agricoltura e allo sfruttamento geotermico.
«Mi hanno contattato diverse imprese che operano nel campo delle nuove tecnologie – spiega Balocchi – e che sono interessate a trasferirsi qui. La seconda fase del progetto è proprio questa: oltre a ripopolare il paese e mettere a frutto le seconde case, vogliamo che si crei lavoro, che i nostri giovani non se ne vadano più, ma anzi altri giovani, e non solo loro, si trasferiscano qua. In questo la Regione Toscana ci ha dato una mano perché ha portato la fibra ottica. Adesso chiediamo alla Regione di estendere la rete per le nuove imprese».
Nel frattempo, con i nuovi abitanti – al momento 13 – il paese si sta già arricchendo di nuove competenze, sensibilità, professionalità, un assaggio di quello che potrebbe diventare uno tsunami virtuoso. In migliaia, infatti, bussano alla porta soprattutto dall’estero, in particolare dopo un articolo della Cnn apparso lunedì on line.
«Il primo giorno sono arrivate 200 email – dice il sindaco – Ora siamo a più di 1.800, tanto che all’inizio pensavamo di essere sotto un attacco hacker. Il bello è che chi scrive sono laureati, manager, gente che parla tre o quattro lingue; insomma, per Santa Fiora è un’immigrazione di alto profilo. Un’evoluzione del nostro progetto, pensato all’inizio per ospitare persone dal Lazio o dal Nord Italia, che va molto oltre le mie attese e mi preoccupa un po’. A questo punto dovremo infatti pensare a una gestione più strutturata». Non bastano, infatti, l’ufficio turistico, il Comune e l’agenzia di comunicazione dell’ente. «Stiamo incrementando le persone e a breve firmeremo un accordo con la Regione», dice Balocchi.
D’altro canto, però, scarseggiano già le case. Da qui l’invito del sindaco ai suoi concittadini: «Non abbiate paura: questa è un’opportunità incredibile per tutti». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
