Gioco
Quello scatto di Monteriggioni all’alba diventa simbolo della Festa dell’Europa
La foto di Fabio Muzzi postata da Ursula von der Leyen. Lui: «Ho pensato che fosse uno scherzo»
la storia
Francesca Lenzi
Metti una sera dopo cena, a casa, in tutta tranquillità. Ti arriva un messaggio da parte di un’amica che vive e lavora a Londra: «Oh, Fabio, hai visto che la Ursula ha pubblicato una tua foto di Monteriggioni?». E te lì ci resti. Pensi a uno scherzo. Ma non lo è. L’amica ti manda lo screenshot della pagina Instagram di Ursula von der Leyen, e c’è proprio la tua foto sulla pagina della presidente della Commissione europea. Fabio Muzzi, fotografo e fotogiornalista professionista pisano, l’ha scoperto così che una delle più alte cariche politiche al mondo ha scelto una sua foto fra le tante che hanno celebrato la Giornata dell’Europa, il 9 maggio scorso.
Ursula von der Leyen ha pubblicato giovedì sera sul proprio Instagram otto scatti. Due parlano di bellezze italiane: l’Arco della Pace di Milano (fotografato da Piero Cruciatti) e, per l’appunto, Monteriggioni illuminato di blu per la festa dell’Ue. «Che dire? Fa davvero piacere – afferma Muzzi, libero professionista che collabora con riviste, agenzie fotografiche nazionali e internazionali, e quotidiani, fra i quali anche Il Tirreno – Ho fatto subito un post su Facebook che ha condiviso, fra gli altri, anche Marco Valenti, assessore alla cultura del Comune di Monteriggioni. Quella pubblicata dalla presidente della Commissione europea è uno scatto realizzato all’alba. Anzi, nella pre-alba. Sono cinque minuti, non di più, nei quali l’illuminazione è perfetta, e rischiara le luci dell’ambiente con le luci artificiali della città. Per farla mi sono alzato alle 3 di mattina e da Pisa sono andato a Monteriggioni. Quella foto sarà delle cinque e venti, massimo cinque e mezzo. Poi il cielo diventa troppo chiaro, si perde la visione semi-notturna che ti consente di vedere le forme, le luminanze che si fondono».
L’immagine (per un servizio proposto dall’Ansa) dall’alto di Monteriggioni illuminata a festa per l’Europa, con il sole che fa capolino all’orizzonte, è davvero una magia. «L’ho fatta con il drone – spiega Muzzi – Sono registrato come pilota Enac. Uno scatto a volo d’uccello. Che non è l’altezza dell’aereo o dell’elicottero. Parliamo di una ripresa leggermente sopra le strutture, con la possibilità di scegliere l’orario, il giorno, i soggetti, la quota. Il drone, poi, permette quella tridimensionalità che è difficile trovare nella fotografia aerea, dove più vai in alto e più l’immagine si appiattisce. Io sono un fotogiornalista e negli ultimi anni cerco di dare bellezza a ciò che già è bello, cogliendo particolari come la luce, l’angolazione, il momento. La mia è un’applicazione creativa nel rispetto della sacralità del fotogiornalismo, e dell’evento che è notizia».
Fabio Muzzi, residente a Pisa ma originario di Siena, con la macchina fotografica al collo c’è praticamente nato. «Prendevo quella di mio padre – racconta – Ricordo un giorno al Palio di Siena. Un collega guardò il valore dell’attrezzatura che avevo addosso e mi chiese se fosse mia o l’avessi rubata. Era una battuta ma aveva un senso: era il 1979 ed ero solo un ragazzino. Quel collega, invece, lo considero il mio padre spirituale. Era Pietro Cinotti, e ora sono riuscito a passargli la febbre del drone. La passione per la fotografia, insomma, l’ho sempre avuta. Come la voglia di crescere e di confrontarmi con chi ne sapeva e ne sa più di me. Cos’è la fotografia? Per me è sempre stata legata al fotogiornalismo, e la penso come la capacità dell’autore di donare in una sola immagine l’espressività di un evento. È informazione visiva. La cosa più difficile sa qual è? Fare foto che vanno al di là del tempo. Dal 1988 a oggi posso dire di averne fatte così 12, forse 15. Sono le foto che diventano icone. È una roba bellissima, che riempie di soddisfazione». —
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