Il Tirreno

il disco: “Inno alla musica” 

«Questo album l’ho fatto per me» Dodi Battaglia riparte dopo i Pooh

L.T.
«Questo album l’ho fatto per me» Dodi Battaglia riparte dopo i Pooh

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MILANO. Finita l’esperienza dei Pooh Dodi Battaglia ha impiegato cinque anni per realizzare il suo disco da solista. Da oggi è disponibile “Inno alla musica” un lavoro in cui il chitarrista bolognese dopo avere, nei precedenti lavori, esplorato il repertorio del gruppo raccoglie proprie canzoni inedite. «Il mio primo album senza i Pooh per me significa molto – spiega Battaglia – Era ora che mi rimettessi a fare il compositore. L’essere da solo è diverso, mi manca la condivisione e il riscontro immediato che hai in una band. Non è stato facile – confessa – Ora questo disco è molto mio, diverso dall’approccio con il gruppo, anche solo per la scrittura cucita addosso alla mia vocalità e mi fa piacere che sia così. “Inno alla musica” l’ho scritto per me – prosegue Dodi – senza pensare a chi piacerà, o quanto dei Pooh ci sia dentro. E poi ho imparato che sto in piedi anche da solo in tutti gli aspetti».

Il fatto che questo album sia scritto da un chitarrista influisce molto sul risultato finale. Ovviamente il suono della sei corde è la chiave portate dell’intero disco, che unisce ballate, melodia e qualche “svisata” rock. «È molto chitarristico – conferma l’autore che svela – qualcuno mi ha fatto notare che la title track era diversa dalle altre. Ero d’accordo ma non capivo il perché, poi mi sono ricordato che era stata composta al pianoforte. Ma il disco ha anche un approccio canonico più “canzonico”». Si apre così la carriera cantautorale di Dodi Battaglia, un nuovo ruolo per lui, che confessa: «Ero abituato ad avere Valerio Negrini e Stefano D’Orazio a scrivere i testi, mentre io componevo le musiche e aspettavo la loro ispirazione. Qui è diverso perché è tutt’uno. Mi sono avvalso dell’aiuto di Roberto Casini, un collaboratore di Vasco Rossi, a cui ho affidato i brani più rock. Per gli altri ho indicato e spiegato dove volevo arrivare, spesso scrivendo a due giovani collaboratori, Chiara Peduzzi e Stefano Paviani, che sono riusciti a ringiovanire il linguaggio».

L’album si chiude con dei brani strumentali in cui la chitarra sale in cattedra e vede una prestigiosa presenza: quella di Al Di Meola, un mito della sei corde, che si aggiunge alla già significative collaborazioni di Dodi. «In carriera ho fatto un disco con Tommy Emmanuel con cui ho condiviso un tour e tanti anni di lavoro. Ora ho avuto la possibilità di fare qualcosa con Al Di Meola grazie a una comune conoscenza che ci ha messo in contatto. In realtà avevamo già suonato insieme più di venti anni fa per una festa di compleanno di Zucchero. Abbiamo fatto un blues con Zucchero. Questa collaborazione è una grande soddisfazione».

Nel suo primo album Battaglia non poteva non ricordare l’amico D’Orazio a cui dedica “Una storia al presente”. «Confesso – dice l’autore – che volevo intitolare così tutto l’album, ma poi ho pensato che avrei potuto essere accusato di opportunismo e non voglio. Stefano mi manca, ce l’ho nel cuore di giorno e di notte quando un sogno sì e uno no sono con lui, in viaggio anche con gli altri colleghi. Il tempo passato insieme è difficile da dimenticare. Mi mancano anche gli altri Pooh, per me punto di riferimento, professionalità, stima e tolleranza nonché condivisione di un grande progetto arrivato a 50 anni. Non sono mai stato sostenitore sino in fondo del fatto che finisse la storia». —

L.T.

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