Il Tirreno

firenze: cattedrale di santa maria del fiore 

Il ritratto “nascosto” di Dante ora si può ammirare da vicino

Gabriele Rizza
Il ritratto “nascosto” di Dante ora si può ammirare da vicino

Il famoso quadro di Domenico di Michelino è appeso in alto e si vede male Per l’anniversario del poeta una speciale installazione rende più facile la visita

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Gabriele Rizza

FIRENZE. C’è un ritratto di Dante che tutti prima o poi abbiamo visto riprodotto da qualche parte. Anche perché è il più completo, il più rappresentativo: il poeta a figura intera al centro, il manto rosso, una corona d’alloro gli cinge la testa, la mano sinistra che tiene la Commedia aperta sui versi d’esordio, la destra che indica la porta dell’Inferno, di lato il Purgatorio e l’ascesa al Paradiso, e sullo sfondo lo skyline della Firenze quattrocentesca, il Bargello, la Badia, Palazzo Vecchio, il duomo, il campanile di Giotto. Lo dipinse Domenico di Michelino e da allora sta in alto sulla parete della cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, alla fine della navata di sinistra. Ma attratto dalla volta e dagli affreschi della cupola del Brunelleschi il visitatore spesso non ci fa caso.

Così a lungo ignorato, risorge ora in occasione dei settecento anni dalla morte di Dante, grazie a una installazione che ne permette una lettura ravvicinata. Fu per celebrare i duecento anni della nascita di Dante, che nel 1465 l’Opera del Duomo commissionò questo “monumento dipinto” con lo scopo di esaltare la memoria del poeta nella principale chiesa fiorentina, nel contesto del programma umanistico volto a trasformare il duomo nel pantheon delle glorie civili, letterarie e religiose cittadine avviato dal cancelliere Coluccio Salutati. Il ritratto doveva sostituire un precedente dipinto andato perduto, realizzato negli anni venti del Quattrocento da un pittore di nome Mariotto (identificabile con Mariotto di Nardo o Mariotto di Cristofano, il cognato di Masaccio) e incentrato sul tema del ritorno delle ceneri del poeta in patria. «Ritto in una scenografia simbolica, evocatrice dei luoghi delle tre cantiche – spiega il curatore Antonio Natali – Dante volge lo sguardo pensoso verso un’epifania lirica di Firenze; che, chiusa entro mura merlate, accavalla le sue architetture, sovrastate dall’imponente e ormai compiuta cupola brunelleschiana. La città sta dirimpetto alla porta dell’Inferno». Così sarà possibile vedere l’opera fino alla fine del 2021. —

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