Sicurezza
Almodovar con Cocteau in “The human voice”
ROMA. L’amore quando è disperato ed è messo alle strette mostra, prima di morire, mille sussulti, alti e bassi, proprio come racconta “The human voice” tratto dalla pièce omonima di Jean Cocteau. Qui una donna sola consuma l’ultima telefonata con l’uomo che l’ha lasciata, prima umiliandosi, poi, presa dall’orgoglio, inalberandosi per ricadere alla fine nelle parole: ti amo. La lettura di questo classico, in un cortometraggio già fuori concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e ora in sala, da parte di Pedro Almodóvar e interpretato da Tilda Swinton è ovviamente tutta personale: tanto melò d’autore, un appartamento colorato ricostruito in uno studio cinematografico, l’inquietante acquisto di un’ascia da parte della protagonista e, infine, una massiccia riscrittura del testo di Cocteau nel segno di una sua modernizzazione, come, ad esempio, la rivisitazione dell’eccessiva umiliazione della donna abbandonata.
Per la prima volta impegnato in un film totalmente in inglese, Almodovar ha spiegato: «Dovevo appropriarmi del testo come aveva già fatto Rossellini con protagonista Anna Magnani, ma volevo farlo in modo diverso, quasi opposto, in tutta libertà rispetto a Cocteau. Volevo insomma riscriverlo come fosse un duello». —
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