Toscana
Il teatro Filarmonico di Verona riparte puntando su Mascagni
In scena va un’opera poco nota, “Zanetto”, affidata alla bacchetta del viareggino Valerio Galli e alla regia del livornese Alessio Pizzech
Ilaria Bonuccelli
L’invito è smarrirsi, nella musica di istinto, con la sensazione che prevale sul dramma. L’abbandono e il viaggio, alla (ri)scoperta di un Mascagni meno noto, anche criticato. Domani la Fondazione Arena di Verona riapre il teatro Filarmonico con Mascagni. Il Mascagni insolito di “Zanetto”, opera in un atto unico. Completato da altro Mascagni e Catalani – ancora un grande toscano, un lucchese – e Cilea. Sul podio per questa produzione (quattro serate fino al 16 maggio) una bacchetta di esperienza nel repertorio italiano del Novecento. Un altro toscano, quasi conterraneo di Mascagni: il viareggino Valerio Galli.
Scelta non casuale, quella di Galli che forma un binomio interessante con il regista, Alessio Pizzech, livornese, conoscitore delle sfumature mascagnane, anche quelle più sottili. Come Galli che due anni fa al Carlo Felice di Genova diresse la colonna sonora che Mascagni compose (primo grande autore del Novecento) per “Rapsodia satanica”, il film di Nino Oxilia, per la pellicola restaurata dalla Cineteca di Bologna. Ecco dunque che Galli, prosegue la sua esplorazione musicale per i sentieri mascagnani. E domani a Verona ripropone Zanetto, intanto, questo atto unico che ha due protagonisti: un viandante (Zanetto, appunto) e una cortigiana, Silvia, che si incontrano in un giardino della Firenze rinascimentale. Lui alla ricerca di un amore (impossibile) e lei in cerca della sua capacità smarrita di amare. In apparenza un ruolo da uomo e da donna, ma Mascagni – come dice Galli – non risparmia mai le sue trovate. Neppure in lavori controversi come Zanetto che al suo debutto nel 1896 fu criticato. Entrambi i ruoli, infatti sono interpretati da voci femminili: il soprano Donata D’Annunzio Lombardi (Silvia) e il mezzosoprano Asude Karayavuz (Zanetto). Che così rimanda all’opera “en travesti”, quando anche i ruoli femminili erano affidati agli eunuchi.
«Con l’allestimento di Verona – dice Galli – abbiamo dato a questo lavoro di Mascagni un’impronta più da “opera compiuta” e non solo da atto unico utilizzato per completare il programma di una serata (di solito Zanetto veniva rappresentato insieme a Cavalleria rusticana, ndr). Pur avendo un organico orchestrale non ampio, Zanetto è un’opera molto interessante incentrata sugli stati d’animo dei protagonisti, ricca di atmosfere belle, suggestive». Se si eccettua l’inizio, con un coro che canta a cappella fuori scena «la maggior parte dell’opera è composta di frasi musicali che compongono un dialogo costante fra i due soli protagonisti. Ci sono frasi musicali che possono avere anche solo due battute: questo rende il dialogo realistico, pregnante e complesso».
A Zanetto, però, si arriva attraverso un sentiero musicale che si apre con la sinfonia da “Le Maschere” di Mascagni, lavoro del 1901 che ha scelto proprio Galli: «Ho chiesto di inserire questo brano nel programma perché è una sinfonia brillante, di evocazione rossiniana, settecentesca, nella quale non mancano le “follie mascagnane”. Si riapre un teatro e credo che ci fosse necessità di iniziare con una musica gioiosa». Poi si prosegue la passeggiata nella grande musica toscana con il preludio all’atto III da La Wally del lucchese Alfredo Catalani, quindi l’intermezzo noto come Sogno da Guglielmo Ratcliff (di Mascagni), poi una deviazione verso Cilea con l’Intermezzo all’atto II dalla Adriana Lecouvreur, fino all’intermezzo di Cavalleria rusticana. —
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