Gioco
“Dante e le arti al tempo dell’esilio” A Ravenna si apre una nuova mostra con il contributo degli Uffizi
Le iniziative per i 700 anni dalla morte
Gabriele Rizza
firenze. Un nuovo appuntamento, dopo quello di Forlì, marca l'anniversario dantesco fuori da Firenze. La nuova puntata tocca Ravenna, dove oggi nella Chiesa di San Romualdo si apre la mostra “Dante. Gli occhi e la mente. Le arti al tempo dell’esilio”, a cura di Massimo Medica, che come nel caso di Forlì, attinge un paio di capolavori dalla sterminata riserva degli Uffizi. La mostra, organizzata dal Comune e dal Museo d’Arte della città, racconta il lungo peregrinare del poeta attraverso le opere d’arte più significative che ebbe modo di conoscere e vedere e che tanto influirono nel suo immaginario visivo per la scrittura della Commedia. Un itinerario che ripercorre le tappe dell'esilio, iniziato nel 1302 lasciando la sua Firenze, attraversando l’Italia tra Roma, Arezzo, Verona, Padova, Bologna, Lucca, Pisa prima di giungere nel 1321 a Ravenna, suo “ultimo rifugio”. I prestiti, da prestigiosi musei internazionali, includono alcuni dei maggiori nomi dell’arte italiana conosciuti da Dante, come Cimabue, qui documentato dalla “Madonna di Castelfiorentino” e dal “Tabernacolo” proveniente dal Museo civico di Gubbio, e come Giotto, testimoniato da fondamentali opere quali “Il polittico di Badia” che arriva dagli Uffizi e la “Madonna di San Giorgio alla Costa” conservato al Museo diocesano di Firenze. Dagli Uffizi esce per raggiungere Ravenna un altro pezzo forte, il “San Francesco riceve le stimmate” del Maestro della Croce 434, attivo a Firenze dal 1230, una delle opere più iconiche del francescanesimo e dell’arte medievale, mentre testimoni della scultura trecentesca sono le opere di Arnolfo di Cambio provenienti dalle Gallerie dell’Umbria e dalla Fabbrica di San Pietro in Vaticano che raccontano gli anni sotto il papato di Bonifacio VIII. Da segnalare ancora le sculture di Nicola e Giovanni Pisano ospitate al Museo nazionale di San Matteo di Pisa, la “Madonna in trono con Bambino” proveniente dal Louvre (opera che lo studioso Corrado Ricci ritenne essere la scultura che vegliava sopra la prima sepoltura di Dante e che ora per la prima volta, dopo 160 anni, torna nella sua Ravenna) per finire con la “Mariegola” della Scuola di Santa Maria e San Francesco dei Mercanti ai Frari dalla Fondazione Cini di Venezia. «Questa esposizione – osserva il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – affianca il prestito annuale a Ravenna di opere a tema dantesco istituito proprio in occasione del settecentenario». Aperta fino al 4 luglio. —
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