Italia
Arriva “Exuvia”, per Caparezza vuol dire l’album della maturità
Dopo quattro anni dall’ultima uscita (“Prisoner 709”) l’artista conferma la sua voglia di cambiamento: melodie complesse al posto della veste pop
Luca Trambusti
milano. «L’exuvia è la muta dell’insetto, ovvero ciò che rimane del suo corpo dopo aver sviluppato un cambiamento. Si tratta di un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che prima ospitava un essere vivente e che adesso se ne sta immobile lì, aggrappata alla corteccia di un tronco, simulacro di una fase ormai passata». Così spiega Caparezza il titolo del suo nuovo album nei negozi e in streaming da oggi. Un titolo emblematico, anche se il cambiamento di Caparezza è costante, continuo ma inesorabile. Da ogni album il cantautore di Molfetta lascia un “calco” di sé per dare vita a una nuova creatura. «Rivendico una mia unica collocazione perché non ho mai seguito o inseguito qualcuno. - dice il “rappautore” - Ho sempre ascoltato tanta musica senza focalizzarmi su qualcosa e questo ha creato in me un caos compositivo e ogni album sovverte la logica del precedente. Inoltre – prosegue – non riesco mai a dire e fare sempre le stesse cose, mi contraddico continuamente, per cui ogni disco contiene una rivoluzione».
“Exuvia” arriva a quattro anni di distanza dal precedente “Prisoner 709” e ne segue il percorso. Quello fu un album in qualche modo di rottura, “Exuvia” lo è a sua volta, abbandonando quella leggera veste (apparentemente) pop che spesso ha segnato Caparezza per entrare in una dimensione più complessa. È un album che parla di tanti temi, con evidenti riferimenti cinematografici, letterari e poetici. «Arriva dopo 7 dischi e questo restringe le cose da dire e l’esplorazione di nuovi territori. È l’album della maturità – prosegue – e racconta l’angoscia e lo stupore che ho sentito in questi quattro anni, sensazioni che però mi porto dietro da tanto tempo. Ogni canzone rappresenta un mondo, ha dentro una sua storia, ma tutte insieme fanno un concept album. Per me – confessa – i singoli non sono rappresentativi dell’intero disco, ciò che conta è l’unità del lavoro, il suo concetto generale. Questo il mio pubblico lo sa ed è il motivo per cui, da sempre, vendo più album che singoli». “Exuvia” è un album personale, in cui Caparezza ci racconta il suo mondo, allo stesso tempo è malinconico «nato però con l’intento di essere un disco allegro», spiega l’autore. Molte sono le riflessioni che troviamo nelle quattordici tracce che lo compongono. In “La certa” si parla di morte. «Ci sono figure negative che diventano positive – spiega Caparezza –- qui c’è una Morte motivatrice, che ti guarda come amica, che ti spinge a rubare il tempo possibile, ti spinge a vivere. È un invito a non piangerti addosso». Spesso ragiona (e Caparezza lo sa fare) sul suo ruolo di artista, in particolare in “La scelta”, dove, mettendo a confronto Beethoven con Mark Hollis dei Talk Talk, racconta di cosa significhi essere di fronte al bivio della passione per la musica cui dare tutto (Beethoven) o a differenti scelte di vita (come fatto da Hollis). Caparezza poi si confronta anche con il suo passato artistico sino ad arrivare agli esordi, quelli di Mikimix, il suo adolescenziale progetto artistico (1995-98). Insomma a 48 anni (tanti quanti ne ha l’Hip Hop) Michele Salvemini in arte Caparezza fa i conti con se stesso, con la sua musica, con il passato, il presente ed anche il futuro e lo fa attraverso un disco «libero, vero, sincero, musicalmente complesso che richiede, più che in passato, un attento ascolto. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
