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Vasco Brondi riparte con una metamorfosi intima e poetica

Luca Trambusti
Vasco Brondi riparte con una metamorfosi intima e poetica

Dopo 14 anni addio alle Luci della centrale elettrica Da domani disponibile “Paesaggio dopo la battaglia”

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Luca Trambusti

Dopo quattordici anni si spengono “Le luci della centrale elettrica” e arriva Vasco Brondi, che parte (anticipato questa estate da un anomalo live) con l’uscita del nuovo disco “Paesaggio dopo la battaglia”, disponibile da domani in vinile e cd. Ha impiegato quattro anni il cantautore ferrarese per compiere la sua metamorfosi e rinascere con il proprio nome, senza però di fatto stravolgere ciò che è la sua musica. «Il cambio del nome – conferma Vasco – è una cosa mia intima, che faccio fatica a esprimere del tutto e comunque non è così sostanziale. Si era chiuso un ciclo, ne iniziava un altro. Non sapevo cosa sarebbe successo – spiega – non intendevo fare qualcosa di leggero ma iniziare alleggerito, ora non mi sento nessun obbligo di stupire e parto con un’esperienza pregressa».

“Paesaggio dopo la battaglia” riprende proprio da dove tutto si era interrotto, con dieci brani mai banali che vivono dell’intensità poetica di Vasco. Brani che sono arrivati secondo i tempi compositivi dell’autore. «Dovevo riprendere la musica e la scrittura come mio intimo strumento – dice – mi spaventava, e questo un po’ mi ha bloccato, l’idea che il contenuto delle canzoni venisse condiviso, perché per me scrivere ha un valore curativo, soprattutto per l’anima. Inoltre ero disilluso sull’utilità del realizzare dischi e fare il musicista. L’idea – spiega – è sempre quella di espandere il proprio pubblico e quindi costruire le canzoni nel modo giusto per andare in radio, aumentare i followers e suonare in posti sempre più grandi. Un espansionismo che non mi corrispondeva. Sono più per una visione verticale della musica, un qualcosa che va in profondità».

Quella di Vasco Brondi, come bene si evidenzia in questo disco di grande qualità, è una scrittura lenta e ragionata. «Rispetto i tempi di creazione perché non produciamo sempre con la medesima intensità in ogni occasione. Non siamo macchine aritmetiche e le regole che dominano la natura valgono anche per la creazione. Inoltre – prosegue Vasco – non credo nelle esperienze trasformate subito in canzoni. In mezzo c’è un percorso di assimilazione. Le mie non sono canzoni cronachistiche, hanno bisogno della scintilla dell’eternità». Questo non vuol dire che l’autore viva in un mondo parallelo. «Ho fatto i conti con quello che stiamo vivendo – afferma – Anche se molto materiale è stato scritto prima, il lockdown entra nelle canzoni nel senso che non posso raccontare di cantare tutta la notte e bere birra con gli amici, anche se torneremo a farlo».

Per il primo disco a suo nome Brondi ha deciso di avvalersi di nomi di primo piano della scena indie. La produzione artistica è di Taketo Gohara con Federico Dragogna e l’album vede la collaborazione di artisti internazionali come il percussionista Mauro Refosco e il bassista Paul Frazier insieme ai nostrani Enrico Gabrielli e Alessandro “Asso” Stefana. Per l’estate arrivano le prime date. Piccoli concerti per pochi spettatori. Il 30 giugno sarà a Fiesole. Il 14 maggio invece sarà all’Università di Siena in un dialogo con il professor Claudio Lagomarsini. —

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