Gioco
Una folla di sculture intorno al David: torna l’Accademia con una nuova veste
Originali allestimenti temporanei nella Galleria fiorentina in attesa della fine dei lavori di ristrutturazione delle sale
FIRENZE. Se contaminazione, o meglio “dialogo” come più elegantemente oggi si usa dire, dove essere, l’obiettivo è stato raggiunto. La Galleria dell’Accademia riapre al pubblico e sfoggia una nuova veste. Anche se temporanea, finché la gipsoteca non sarà restaurata (i tempi dicono la fine di luglio), la convivenza di Michelangelo con Lorenzo Bartolini crea un certo strabismo. E un bizzarro affollamento. La calamita del David, lì imperante sotto la tribuna, anticipata dai Prigioni, incrocia una folla di figuranti, busti, ritratti, bassorilievi, sculture di varie dimensioni. Tutti accomunati da un bianco accecante. Sono i gessi plasmati dall’artista a cavallo fra Sette e Ottocento, che del museo costituiscono (per quantità, più di 400, e qualità) uno dei piatti forti. E un’esclusiva. Naturalmente oscurata dall’universale fascino irradiato del capolavoro michelangiolesco.
Ora questa forzata vicinanza, che al visitatore detta un obbligo ammirativo, raggruppati come sono per aree tematiche, consente una visione ad altezza uomo e di avere quindi uno spaccato “fotografico” della moda dell’epoca, dalle acconciature all’abbigliamento di cui sono testimoni: nobili e nobildonne, intellettuali e musicisti, gli esponenti di rango più alto della società dell’epoca, ma anche ninfe e figure mitologiche, abitualmente poco visibili perché nella grande sala che ricrea idealmente lo studio del Bartolini, se ne stanno dislocati su alte mensole.
Ma questa è solo una delle novità che caratterizza la riapertura dell’Accademia. «Questo periodo di chiusura – ricorda la direttrice Cecilie Hollberg – ha visto il museo impegnato in grandi cantieri di ristrutturazione che hanno richiesto la movimentazione di oltre 600 opere, rivoluzionando il percorso espositivo e dando vita a un nuovo allestimento. Sarà finalmente visibile la sezione dedicata agli strumenti musicali, un gioiello che raccoglie rari pezzi unici, che ora si collega alle sale delle mostre temporanee, dove sarà possibile immergersi nella magia del Rinascimento, grazie ai dipinti che arrivano dalla Sala del Colosso, dominata dal Ratto delle Sabine del Giambologna, ancora chiusa, il cui cantiere non si concluderà prima di un anno. È stata un’impresa ciclopica, ricollocare tutte queste opere, anche perché i lavori che sistematicamente abbiamo iniziato per risolvere i numerosi problemi conservativi dell’edificio, ci hanno messo di fronte a una grande sfida: ripensare l’assetto espositivo del museo, nel rispetto delle sue collezioni».
Anche in questo caso, la vicinanza, l’abbassamento, la maggiore intimità dettata dagli spazi, la nuova distribuzione delle fonti luminose, costituisce per il visitatore un privilegio raro per ammirare, come finora non era stato possibile, una magnifica carrellata, una vera e propria summa della pittura fiorentina del Quattrocento e del primo Cinquecento. Opere come quelle di Paolo Uccello, Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Jacopo del Sellaio, Filippino Lippi e del Franciabigio riacquistano tutta la loro preziosità, facendo emergere particolari che sfuggivano nella precedente collocazione. Un risultato di cui bisognerà tenere conto quando torneranno al loro posto, appese alle pareti della Sala del Colosso. —
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