Gioco
Manara fra avventure e impegno civile «Il fumetto è arte popolare e sincera»
In libreria l’autobiografia “A figura intera” del disegnatore E Feltrinelli inaugura una collana con le sue grandi opere
Guido Siliotto
L’amore per il disegno, i primi lavori per i tascabili erotici, l’incontro con Hugo Pratt, l’affermazione a livello internazionale, il sodalizio con Federico Fellini. C’è questo e molto altro in “A figura intera”, l’autobiografia di Milo Manara in questi giorni in libreria. Ma Feltrinelli Comics ha fatto le cose in grande, inaugurando anche Biblioteca Manara, una nuova collana delle sue grandi opere: già fuori i primi due volumi, “Lo scimmiotto” e “Felliniana”. Levento di presentazione sarà on-line mercoledì 12 su Feltrinelli Live. Il codice per partecipare verrà fornito a chi comprerà uno dei volumi nei negozi digitali selezionati o nelle librerie Feltrinelli. «Sono felice che un editore così importante abbia deciso di pubblicare la mia autobiografia e di rendere nuovamente disponibili le mie opere – confessa Manara – Del resto, per quelli della mia generazione, Feltrinelli è molto più che una semplice casa editrice».
Manara, l’ultima volta che ci siamo sentiti è stato per “Lockdown heroes”, la raccolta di disegni realizzati durante la prima fase della pandemia.
«Le cose non sono migliorate granché. Anzi, in certe parti del mondo sono addirittura peggiorate. La differenza è che nel primo periodo eravamo sbigottiti, attoniti. Oggi invece sappiamo anche troppo, parteggiamo per i virologi, ci siamo abituati al virus. Io esco poco di casa e continuo a lavorare. Ha un effetto terapeutico, raccontare una storia ambientata in un mondo senza pandemia. Serve a staccare dalla realtà. D’altronde, ho impegni e contratti da rispettare, non posso fermarmi».
Nell’autobiografia parla della compenetrazione tra la vita e il lavoro.
«Hugo Pratt mi spinse a non accettare il posto fisso al “Corriere dei ragazzi”: quando diventerai anche sceneggiatore delle tue storie, mi disse, da professione diventerà confessione. Quella lezione mi ha cambiato l’esistenza. Ho acquistato la libertà, ma così non c’è più stata differenza tra la mia vita e il mio lavoro. È un privilegio, però occorre assumersi la responsabilità di una professione che ti costringe a mettere tutto te stesso».
D’altronde, sempre Pratt diceva che il fumettista è uno scrittore che sa disegnare.
«Qui entra in gioco la necessità di saper raccontare, ma anche l’onestà, la sincerità. E poi, non cedere mai alla pura estetica, proprio perché il fumetto non è un’arte figurativa, è narrazione. Il lettore, quando chiude un mio libro, deve poter dire: che bella storia, non che bravo disegnatore. È la grande differenza con la pittura, dove conta il modo in cui si rappresenta e non cosa è rappresentato».
Lei sostiene che il fumetto sia soprattutto un’arte popolare.
«Ormai l’arte figurativa si è allontanata dal popolo, mentre un tempo lo istruiva, anche perché la committenza era spesso religiosa e le immagini edificanti. “Le storie di San Francesco” di Giotto, in fondo, è una specie di fumetto. L’arte contemporanea, invece, è elitaria, si cerca l’introspezione psicologica per rappresentare l’invisibile. A volte ci vuole il libretto di istruzioni. Il fumetto, invece, deve mantenere la radice popolare, parlare alla società. Per questo non amo quei fumettisti che guardano ai valori estetici più che narrativi».
Lei dà anche un grande valore al fumetto d’avventura.
«Non dobbiamo scordare che la prima grande storia della civiltà occidentale è l’Odissea. Un racconto d’avventura, ma anche di ricerca di se stessi, perché viaggiare vuol dire autodeterminarsi, non fuggire dai problemi, bensì affrontarli. E poi significa cercare virtù e conoscenza, come diceva l’Ulisse di Dante. Ma è un consiglio eversivo: se tutti lo capissimo, il mondo cambierebbe, perché finiremmo per riflettere su come ci siamo ridotti. Inoltre, il fumetto d’avventura richiede grande cultura e documentazione: Pratt possedeva 30mila volumi. Oggi c’è Internet, ma devi saperci andare, altrimenti non ne cavi niente di buono».
A proposito di arte popolare, nel 2019 ha realizzato il drappellone del Palio di Siena.
«È stata l’occasione in cui ho vissuto un reale rapporto tra artista e popolo. Un rapporto diretto che è del tutto diverso da un libro o una mostra. Lì c’è stato un vero confronto con la cittadinanza e finché il drappellone non è stato reso pubblico e la folla ha manifestato la sua approvazione, ho avuto davvero il batticuore».
Uno dei temi privilegiati nelle sue opere è l’erotismo.
«L’erotismo è un’elaborazione culturale del sesso. Come l’alta cucina lo è per il cibo. Oggi dilaga la pornografia, ma quella è mera rappresentazione, anche violenta, alla ricerca di stranezze ed estremizzazioni. La donna, per me, non è mai un oggetto. Il rispetto della sua autodeterminazione è fondamentale e i miei personaggi femminili padroneggiano la storia, non la subiscono».
Il fumetto in Italia ha acquisito, da qualche anno, la dignità che merita.
«Sono molto contento. Ci sono tanti autori eccellenti, penso a Gipi e Zerocalcare, per esempio. Certo, il fumetto d’autore privilegia temi sociali e introspettivi, forse anche per questo viene attribuita ad esso maggiore valenza culturale. Manca semmai un fumetto d’avventura. Tex resiste, è vero, ma difficilmente verrà nominato al Premio Strega».
In “Felliniana”, uno dei due primi volumi pubblicati nella “Biblioteca Manara”, sono raccolte le storie realizzate con Federico Fellini.
«Ci legava una grande amicizia. Per me è stata una scuola importante. Ho lavorato con altri grandissimi sceneggiatori, ma lui è l’unico che voleva vedere i disegni prima. Era gentilissimo, mi spiegava ogni correzione con affetto. Si è comportato da regista anche in quella occasione. E alla fine, sebbene disegnate da me, restano opere di Fellini». —
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