Toscana
Riaprono gli Uffizi Nuove sale, ritratti opere mai viste e sistema “zerocode”
Ripartenza in grande stile (oggi) per il museo fiorentino Il direttore Schmidt: «Vogliamo sorprendere il pubblico»
Gabriele Rizza
La rivoluzione degli Uffizi si chiama nuove sale, nuovi spazi per il pubblico, nuovi servizi, nuovi accessi per un nuovo itinerario, nuova metodologia di visita, nuova razionalizzazione e “sfruttamento” del patrimonio artistico. I Nuovi Uffizi partiti nel 2006, cominciano a prendere forma. In dirittura d’arrivo ci sono gli interventi sul Corridoio Vasariano (che allo sbocco a Boboli, accanto alla Grotta del Buontalenti, attiverà anche il percorso originario fin dentro la Galleria Palatina) e l’apertura delle Reali Poste, finora usate per esposizioni temporanee, a fini di ristoro e relax.
Più problematica, nei tempi che occorreranno per portarla a termine, l’annosa Loggia Isozaki, sulla cui realizzazione, dopo anni di inciampi, polemiche e discussioni, ormai non ci sono più dubbi. Gli Uffizi dunque ripartono con l’obiettivo di una maggiore funzionalità e amplificazione delle collezioni. Ne è convinto il direttore Eike Schmidt: «Questa riapertura sorprenderà il pubblico con una serie di capolavori finora mai visti ed altri ben noti, ma mostrati in modo da riscoprirli nel loro significato più profondo». Partiamo dagli oltre duemila metri quadri al primo piano che arricchiscono la superficie del museo. Qui convergono, distribuiti in 13 sale, capolavori di Andrea del Sarto, Parmigianino, Pontormo, Sebastiano del Piombo, tele del Beccafumi, del Bachiacca, di Granacci, Puligo, Dosso Dossi, più le recenti acquisizioni di Daniele da Volterra, Rosso Fiorentino e la grande tela “L’enigma di Omero” del bolognese Bartolomeo Passerotti (per secoli ritenuta perduta)o, per finire con una serie di opere mai esposte in maniera permanente, che compongono uno straordinario “sunto” della pittura fiorentina, emiliana e romana del Cinquecento. Una 14esima sala è uno speciale “assaggio” degli spazi che presto accoglieranno la carrellata degli autoritratti (finora appesi alle pareti del Vasariano), dove spiccano, invero un po’ incongrui, lavori, tra gli altri, di Chagall, Guttuso, Adriana Pincherle. «Nei nuovi ambienti – sottolinea Schmidt – i dipinti non sono più esposti in maniera sequenziale lungo la direttrice del corridoio, ma dialogano fra loro: si creano infatti direttrici visuali, confronti incrociati, corrispondenze che portano a una istintiva assimilazione e comprensione da parte del visitatore». Da sottolineare che l’allestimento è protetto da vetri di ultima generazione, praticamente senza rifrangenza, una novità tecnica permette di avvicinarsi a pochi centimetri dai dipinti e dalle sculture, senza avvertire barriere ottiche (quel fastidioso appiattimento derivante da una luce diretta al soffitto) e senza far scattare altrettanto fastidiosi allarmi.
Gli Uffizi, dopo gli oltre due mesi dall’ultima chiusura, oggi riaprono le porte al pubblico: sarà lo stesso Schmidt ad accogliere i primi visitatori. Con diverse novità e migliorie. Cambia e si snellisce il sistema di accesso. Grazie ai lavori di restauro e recupero di ampi spazi al pianterreno, la biglietteria è dislocata sotto il loggiato nell’ala di Ponente, alla fine della fabbrica vasariana affacciata su Ponte Vecchio, dove sorgerà anche un nuovo guardaroba per i gruppi, mentre per l’accesso al museo, lì di fronte, bisognerà attraversare il piazzale. Qui troveranno posto vari punti di accoglienza e un secondo guardaroba, così come nuovi servizi saranno dislocati lungo il percorso, col bookshop ospitato nel salone magliabechiano che fungeva da ambiente espositivo. Infine nei sotterranei dell’ala di Levante, dove sono stati collocati i locali tecnici e gli spogliatoi per il personale della Galleria, sono state restaurate anche le antiche scuderie medicee. Che meritano una visita a parte. —
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