Il Tirreno

Da Giotto a Picasso trecento capolavori nella maxi mostra in omaggio a Dante

Da Giotto a Picasso trecento capolavori nella maxi mostra in omaggio a Dante

Si svolge a Forlì (fino all’11 luglio) ma è stata allestita grazie al contributo determinante degli Uffizi

30 aprile 2021
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forlì. Si svolge in Romagna ma ha un’impronta fiorentina, essendo stata realizzata con il contributo determinante degli Uffizi.

Inaugurata a Forlì la mostra "Dante. La visione dell'arte": la maxi mostra, allestita nei suggestivi spazi dei Musei di San Domenico fino all’11 luglio e promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali, rientra nell'ambito delle celebrazioni dedicate al 700esimo anniversario della morte del poeta e vede la collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi di Firenze e la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

In mostra 300 opere, tra cui molti capolavori, provenienti in parte dagli Uffizi (circa 50 tra dipinti, sculture e disegni) e da importanti musei e istituzioni di tutto il mondo: un percorso espositivo ricchissimo, in un arco temporale che va dal Duecento al Novecento, con l'obiettivo di presentare le molteplici traduzioni figurative della potenza visionaria di Dante.

Presenti opere di Cimabue, Giotto, Beato Angelico, Michelangelo, Tintoretto, Canova, Andrea del Castagno, autore di una delle primissime raffigurazioni del ritratto del poeta; fino ad arrivare ai preraffaelliti, ai macchiaioli e al Novecento, con Galileo Chini, Plinio Nomellini, Casorati, Fontana, Picasso. Un viaggio nella storia dell'arte tra Medioevo ed età contemporanea, attraverso dipinti, sculture, disegni, illustrazioni e manoscritti.

Il progetto è nato da un'idea di Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, e di Gianfranco Brunelli, direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. La mostra è a cura del professor Antonio Paolucci e del professor Fernando Mazzocca, supportati da un prestigioso comitato scientifico. L'inaugurazione è avvenuta nel pomeriggio di ieri, con la partecipazione in collegamento da remoto del ministro Dario Franceschini. A Forlì il Sommo Poeta trovò rifugio, lasciata Arezzo, nell'autunno del 1302, presso gli Ordelaffi, signori ghibellini della città. Vi fece ritorno, occasionalmente, anche in seguito.

«Non a caso abbiamo scelto Forlì, una delle tappe dell'esilio di Dante, per giunta posta sulla strada tra Firenze e Ravenna – spiega Eike Schmidt – un luogo neutrale per non riaccendere la secolare rivalità tra la città di nascita e quella della morte, ma ancora di più per valorizzare l'importanza dell'Italia tutta, cui Dante universalmente appartiene».

«L'Emilia-Romagna – ha sottolineato invece il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – è stata una seconda patria per Dante Alighieri. La mostra che inauguriamo è senz'altro tra le più grandi realizzate finora per il sommo poeta a livello internazionale: un evento eccezionale sia per la vasta gamma di opere presenti che per la loro bellezza e il significato, senza contare l'importanza delle numerose realtà culturali coinvolte. Proietta il nostro territorio e l'Italia intera in una dimensione internazionale, aprendo le porte a un turismo culturale ormai fermo da più di un anno, ma che può proprio da qui ripartire per rilanciarsi, guardando al futuro con più ottimismo». —

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