Il Tirreno

Il poker d’assi del Museo del Novecento Quattro mostre tra pittura e...scarpe

GABRIELE RIZZA
Il poker d’assi del Museo del Novecento Quattro mostre tra pittura e...scarpe

Firenze, la riapertura in piazza Santa Maria Novella 

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GABRIELE RIZZA

Riaprono gli spazi della cultura e il Museo Novecento si fa addirittura in quattro. Perchè tanti sono i percorsi espositivi installati, a partire da oggi, nelle sale di piazza Santa Maria Novella. Un poker già pronto da tempo, bloccato dalla pandemia, più volte rinviato, di cui il direttore Sergio Risaliti va particolarmente fiero. «A dimostrazione del fatto che il nostro museo non è un deposito da mantenere in vita per occuparsi solo di conservazione – spiega Risaliti – ma un centro di produzione in piena attività in cui convivono pratiche diverse, dalla valorizzazione della collezione alla progettazione, dalla mediazione culturale alla sperimentazione di nuove forme di comunicazione e partecipazione, i progetti che oggi inauguriamo, e che si aggiungono alla mostra dedicata a Henry Moore, sono il risultato di un lavoro portato avanti in un silenzio quasi irreale in questi mesi di chiusura forzata». Partendo dal loggiato, l'ambiente al primo piano tradizionalmente destinato agli artisti emergenti, incontriamo il lavoro di Chiara Gambirasio (milanese, classe 1998), “Istruzioni di volo”, istallazione site specific sospesa nel vuoto di piccole poesie figurative, immagini volatili che compongono una sorta di paesaggio dell'anima, nel quale la risonanza emozionale scaturisce dai colori e dalle forme geometriche, secondo una pratica compositiva definita dall’artista stessa “Kenoscromia”. Al secondo piano, in collaborazione col Museo Ferragamo a cura di Stefania Ricci, si sviluppa una sorta di incontro metaforico e artigianale fra Titina Maselli, Greta Garbo e le calzature da lei indossate e per lei appositamente disegnate dal “Calzolaio dei sogni” durante il suo soggiorno hollywoodiano. Il dipinto di Titina Maselli, conservato al museo, squarcia un velo sull'immagine della “Divina” per antonomasia, icona di stile e modello di una femminilità originale e fuori dagli schemi, cui le scarpe di Ferragamo fanno da piedistallo e motrice. Partiti dall'alto scendiamo al piano terra. Qui ci attendono due nuove scoperte: “Il tallone di ferro” di Giulia Cenci, protagonista della scena italiana e internazionale, che occupa tre sale, e per il ciclo “Il tavolo dell'architetto” la proposta “Gender Gap” curata da Laura Andreini, che ha coinvolto per l'occasione ben venti architette attive a livello mondiale. Le opere della giovane Giulia Cenci (è nata a Cortona nel 1988) colpiscono per la monumentalità dell'impianto, tre distinte creazioni legate da un comune slancio conflittuale con il mito della Chimera, essere terrificante con il muso di leone, il corpo di capra e la coda di serpente, nato in Grecia e poi adottato dagli etruschi e dai romani, qui rappresentato dalla scultura in bronzo di Arturo Martini.

Infine la panoramica allestita da Laura Andreini vuole essere una riflessione sulla figura professionale delle donne nel mondo dell'architettura, partendo da una città come Firenze dominata da celebrati colleghi maschi, dal Trecento al Novecento, da Filippo Brunelleschi a Giovanni Michelucci. Le mostre restano aperte fino al 10 ottobre. Info www.museonovecento.it. —

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