Sicurezza
Metastasio, bentornato teatro Il 6 maggio apre il “Don Juan”
GABRIELE RIZZA
Il Metastasio di Prato riapre all'insegna di “Esserci, di nuovo”. A dire il vero per “esserci”, nel senso di un lavoro che non si è mai fermato in tutti questi mesi anche se spesso confinato dietro le quinte, producendo encomiabili risultati online, il Met c'è sempre stato. Ma “esserci” davanti al pubblico è tutta un'altra cosa. Lo sanno bene i teatranti (attori, tecnici, direttori, produttori), lo sanno bene gli spettatori che hanno dovuto ripiegare sulla formula in streaming, operazione giudiziosa, e chissà anche foriera un domani di convincenti sviluppi, ma filosoficamente estranea alle convenzioni e alla moralità dell'andare in scena. Un gesto che ora, seppur limitato nei numeri e con tutte le cautele che conosciamo, torna a farsi vivo con una striscia di sei appuntamenti, equamente divisi fra Metastasio e Fabbricone. Ma prima di passare al programma, l'esserci e il non esserci, ha a che fare con la direzione artistica del Tric pratese (la categoria dei così detti “Teatri di rilevante interesse culturale”) che dopo sei anni, e dopo l'estate, passa dalle mani di Franco D'Ippolito a quelle di Massimiliano Civica. «Ho imparato in questi anni – rivendica D'Ippolito - che dirigere il Met significa pensare secondo la categoria del futuro, lavorare per favorire l’incontro fra i tempi e le generazioni, sapere che essere contemporanei è innanzitutto una questione di coraggio. Abbiamo dimostrato che si possono ribaltare i luoghi comuni del nostro mestiere per affermare che il cambiamento è possibile, con coraggio, convinzione e con un po’ di sana fatica, anche se molti sembrano non crederci più». Ora il pubblico è chiamato a raccolta, a tornare a credere che il rito teatrale possa davvero essere un atto di civiltà, condivisione e resistenza. La sestina messa in campo dal Met ha il sapore della scoperta. Un buon viatico per riappropriarsi del titolo di spettatore attivo e consapevole. Si parte dal Metastasio il 6 maggio con il “Don Juan” coreografato da Johan Inger su musiche Marc Álvarez per Aterballetto, il mito del seduttore rielaborato partendo da Tirso de Molina, integrato con Molière e Brecht, mentre l'11 al Fabbricone vanno in scena in prima assoluta “Le nozze” di Anton Cechov, celebrate con farsesca estroversione da Claudio Morganti. Il 20 si torna al Metastasio per il debutto di “Domani è un altro giorno”, l'esilarante commedia di Ron Hutchinson che racconta l'avventurosa nascita di “Via col vento”, regia di Alessandro Averone, e il 27 di nuovo tappa al Fabbricone per “Ottantanove” (ancora una prima nazionale), di Elvira Frosini, Daniele Timpano e Marco Cavalcoli, che si interrogano su cosa resta, 230 anni dopo, della Rivoluzione Francese. Il cartellone si chiude a giugno con due appuntamenti: il 3 al Metastasio “Misericordia” di Emma Dante, una favola contemporanea sulla fragilità delle donne, seguito il 17 al Fabbricone da “La grande abbuffata”, rivisitazione drammaturgica di Francesco Maria Asselta e Michele Sinisi dell’omonimo film di Marco Ferreri. —
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