Sicurezza
In cerca dello zio “scomodo” oscurato dalla famiglia
«Uno spirito libero nato nella famiglia sbagliata». Riassume così Andrea Barzini la figura di suo zio Ettore Barzini, ucciso a Mauthausen nel 1945 e misteriosamente “oscurato” dall’album di famiglia. Una famiglia tutt’altro che qualunque: i Barzini – Luigi senior e Luigi junior (che dell’autore sono rispettivamente il nonno e il padre) – hanno lasciato la loro firma nella storia del giornalismo, penne illustri del Corriere della Sera, e della politica italiana del primo ‘900. Le loro vicende intrecciate con quelle del Paese fanno da sfondo al libro che Andrea – noto al pubblico come regista cinematografico per film come “Italia-Germania 4-3” e “Passo a due” – ha dedicato a suo zio. Ettore, classe 1911, è tutto quello che i Barzini non sono: poco amante della vita mondana, meno intellettuale più pragmatico (diventa agronomo), un po’ avventuriero, sicuramente poco inquadrato ma soprattutto militante, e dalla parte sbagliata: troppo a sinistra per lo standard di famiglia compromesso con il regime. Ettore è il ribelle, la pecora nera, il diverso, il ramo “storto” dell’illustre dinasty milanese. Tanto che di lui il nipote Andrea non ricorda neanche una fotografia: soltanto un ritratto in cantina, poi buttato. Nel suo immaginario di ragazzo, lo zio Ettore, era rimasto niente più che un ricordo silente, finché due anni fa ha deciso di dare una risposta a quelle domande che fin da piccolo gli balenavano nella testa. Perché in famiglia non viene mai ricordato? Andrea ha passato le sue giornate dentro archivi e biblioteche, piuttosto che dietro una macchina da presa, e ha ricostruito la vita singolare, indipendente e solitaria dello zio. Ed è stato un po’ come dischiudere armadi tenuti a lungo serrati, disobbedire e aprire quella stanza che sarebbe dovuta restare chiusa. Un lavoro di ricerca sospeso tra ricostruzione e racconto, tra saggio storico e narrazione. Un modo per far pace con «un lutto ingombrante per anni seppellito in una terra di vaghe parole». —
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