Sicurezza
Scambio di opere tra Firenze e Forlì per il settecentenario della morte di Dante
In prestito anche “Giudizio Finale” del Beato Angelico Sarà scambiato con la “Natività” e “L’orazione nell’orto”
Gabriele Rizza
Nel settecentenario della morte, il nome di Dante unisce. Non solo Firenze e Ravenna, depositarie del primo e dell’ultimo alito di vita del Sommo Poeta, l’alfa e l’omega del suo itinerario artistico, politico, esistenziale. Succede allora che in occasione della grande mostra “Dante. La visione dell’arte” in programma a Forlì nelle sale del Museo civico di San Domenico, curata da Antonio Paolucci e Fernando Mazzocca, si realizzerà uno scambio virtuoso fra il capoluogo toscano e la città romagnola nel nome del Beato Angelico. Da Firenze parte per Forlì “Il giudizio finale”, dipinto dal frate pittore domenicano per la chiesa del convento di Santa Maria degli Angeli, conservato nel Museo di San Marco, e al suo posto per tutta la durata dell’esposizione forlivese sarà collocato il dittico con la “Natività” e “L’orazione nell’orto”, donato alla città di Forlì nella prima metà dell’Ottocento dall’abate Melchiorre Missirini, grande erudito dai molteplici interessi, noto in particolare per essere stato a lungo segretario di Antonio Canova, ma soprattutto appassionato collezionista di volumi, dipinti, disegni, medaglie, bozzetti e sculture. «L’assenza temporanea del “Giudizio finale”– sottolinea Angelo Tartuferi, direttore del Museo di San Marco – sarà compensata dall’inedita presenza del prezioso dittico nel contesto dell’ambiente che rappresenta una sorta di santuario dell’arte del Beato Angelico.
Si tratta di una proficua collaborazione che prosegue una tendenza in tal senso inaugurata nel settembre 2019 con l’arrivo a San Marco dal Museo del Prado dell’ “Annunciazione” di Robert Campin, in occasione dei 150 anni del museo. Le due tavolette, riunite con ogni probabilità in origine a formare un dittico, costituiscono uno degli esemplari più importanti a riprova dell’intima e assoluta sintonia dell’Angelico con la visione e i modi pittorici di Masaccio».
La scelta di Forlì non è casuale: qui infatti Dante trovò rifugio, lasciata Arezzo, nell’autunno del 1302, presso gli Ordelaffi (citati nel 27esimo canto dell’Inferno) e qui farà ritorno occasionalmente anche in seguito.
«Sarà un percorso a 360 gradi – commenta il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – che partendo dal Medioevo, l’Angelico, Giotto, Filippino Lippi, Michelangelo, Tintoretto, arriva fino al Novecento con vari contributi, fra cui Sartorio, Boccioni, Casorati. Presteremo una cinquantina di pezzi tra dipinti, sculture e disegni, come quelli di Michelangelo e di Zuccari, o come i ritratti del poeta di Andrea del Castagno e di Cristofano dell’Altissimo, mentre l’Ottocento è rappresentato da Nicola Monti, Pio Fedi, Giuseppe Sabatelli, Raffaello Sorbi e dai celebri Episodi della Divina Commediadi Vogel von Volgestein» . —
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