Il Tirreno

Mucche sotto accusa: producono gas serra Ma Georgofili ed esperti contestano le cifre

Paola Taddeucci
Mucche sotto accusa: producono gas serra Ma Georgofili ed esperti contestano le cifre

Gli allevamenti indicati come concausa del riscaldamento globale. L’Accademia fiorentina: «Campagna denigratoria senza basi scientifiche» 

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Paola Taddeucci

Il dato che circola da tempo è allarmante: le emissioni derivate dalla digestione dei bovini sono uno dei principali elementi inquinanti che formano il cosiddetto gas serra. Questo perché si ritiene che un bovino emetta ogni giorno decine di litri di metano, che moltiplicato per i milioni di questi animali allevati sul pianeta fa numeri impressionanti.

Le mucche, invece, inquinano poco, al contrario di quanto viene da tempo affermato, soprattutto dalle associazioni ambientaliste: cioè che gli allevamenti, in particolare bovini, contribuiscano per il 20 per cento alle emissioni di anidride carbonica. E il gas metano emesso dai bovini, principale accusato, non ha gravi colpe nel riscaldamento globale. Contro quella che definiscono «una costante campagna denigratoria verso le produzioni animali» si scagliano l’Accademia fiorentina dei Georgofili – la più antica istituzione al mondo ad occuparsi di agricoltura, ambiente e alimenti – e le associazioni di categoria Assocarni, Assica e Unaitalia che hanno dato vita al progetto “Carni sostenibili”.

L’Accademia si è espressa ufficialmente, attraverso il comitato consultivo per gli allevamenti e prodotti animali: una presa di posizione condivisa – sostiene il comitato – da una comunità scientifica ampia, composta da centinaia di ricercatori. Nel mirino della storica istituzione – nata a Firenze alla metà del 1700 – la diffusione di informazioni e opinioni a suo dire allarmistiche riguardo agli allevamenti e alle loro conseguenze sul riscaldamento globale. «Informazioni e opinioni – afferma il comitato – che non poggiano su rigorose basi scientifiche e diffondono dati sbagliati, ipotizzando catastrofici impatti sull’ambiente e sulla salute umana». Tra le voci che hanno irritato maggiormente l’Accademia c’è quella dell’associazione ambientalista Greenpeace Italia, autrice con l’Università della Tuscia di un’indagine secondo la quale l’agricoltura e gli allevamenti stanno consumando le risorse naturali del territorio agricolo. Numeri e scenari che, a parere dei Georgofili, provocano un clima di smarrimento e di preoccupazione nel mondo dei consumatori senza che tutto ciò abbia un reale fondamento.

In questo balletto di cifre l’Accademia sostiene che sia totalmente sbagliata l’attribuzione del 20 per cento di emissioni agli allevamenti in quanto il dato non è riscontrabile all’interno né delle statistiche della Fao, né dell’Unione Europea né dell’Ispra (ente italiano di ricerca vigilato dal ministero dell’ambiente). La Fao – spiegano gli accademici – dice invece che l’intero comparto agricolo a livello mondiale pesa per il 20 per cento del totale delle emissioni di Co2 e il comparto zootecnico all’incirca per il 14 per cento. A livello europeo i dati sono ancora inferiori, poiché nei Paesi ad economia avanzata l’incidenza del comparto agricolo sul totale delle emissioni si colloca intorno al 10 per cento. Ancora più bassi i numeri dell’Italia che, secondo l’Ispra.

Quanto al metano derivante dalle fermentazioni ruminali ci pensano le associazioni di categoria di “Carni sostenibili” a smontare i capi d’imputazione. Lo fanno, sul loro sito, riportando l’opinione di Frank Mitloehner, specialista in qualità dell’aria e professore all’università della California. «Il metano proveniente dai bovini – spiega l’esperto – è considerato un gas di flusso perché, quando viene emesso, viene distrutto. Al contrario, l’anidride carbonica prodotta dai combustibili fossili è un gas di riserva, il che significa che si accumula nell’atmosfera. In pratica, l’anidride carbonica emessa oggi si va ad aggiungere all’anidride carbonica emessa ieri e così via: l’anidride carbonica che avete emesso magari vent’anni fa viaggiando in auto o in aereo è ancora lì in atmosfera, e ci rimarrà per altri secoli. Il metano emesso dalla digestione dei bovini invece no». Concetto ripreso e allargato, con altri termini, dalla stessa Accademia dei Georgofili: «Possiamo ridurre l’arricchimento in atmosfera dei gas serra da combustione, ad esempio evitando di usare la macchina anche per andare a comprare il giornale o per accompagnare i figli a scuola o alla palestra dietro l’angolo, ma non possiamo pretendere che tutti noi diventiamo vegani».

In ogni caso la questione è aperta e dai Georgofili – nonostante il tono sarcastico – arriva l’invito a un confronto serio e basato su solide basi scientifiche «per indirizzare al meglio le decisioni – concludono – che dovranno guidare una transizione verso un futuro sempre più sostenibile». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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