La protesta
L’allevamento modello ecosostenibile «Inquinamento? Qui ricicliamo tutto»
Mauro Pinotti
L’azienda “La Nuova Società Agricola Trevisi” di Novi, in provincia di Modena, sorge sul confine tra il territorio mantovano e modenese. È una delle eccellenze in fatto di benessere animale. L’azienda è stata premiata da Legambiente nel 2018 come caso eccellente di produttività e sostenibilità ambientale, coniugando produzione di energia rinnovabile, sviluppo e innovazione nelle produzioni agroalimentari e grandi benefici ambientali grazie all’applicazione del modello “Biogasfattobene”. A gestirla è Fausto Trevisi, con il fratello Marco e il figlio Alessandro. L’allevamento rappresenta tutta la sua vita.
«Io sono figlio di contadini e sono nato in un’azienda agricola. Per me allevare le mucche non significa solo ricavare un reddito ma lo ritengo uno stile di vita. E per me è anche un piacere – dice Fausto – Sono talmente appassionato che tra le Frisone ho messo anche una mucca di razza Bruna Alpina. L’ho acquistata perché è bella da vedere ed è molto docile e ha un’ottima adattabilità ad aziende con vacche da latte come la mia. Tutti i nostri animali vengono alimentati grazie ad alcuni robot della ditta “Lely Vector”, e fin da subito abbiamo riscontrato una netta diminuzione dei consumi energetici (-90%), e molto più tempo libero a disposizione per gestire al meglio le altre attività. Le stalle sono munite di ventilatori e per tutto l’allevamento viene diffusa musica classica. Manteniamo le stalle sempre pulite e ordinate. L’odore dei reflui? Sono scarsamente percettibili nelle zone circostanti, pur avendo un allevamento di centinaia di bovini».
Da notizie di stampa sembra che in Giappone alcuni studiosi vorrebbero tentare di ridurre l’inquinamento ambientale che sarebbe dovuto alle emissioni di gas serra negli allevamenti di mucche, ritenute una concausa del riscaldamento globale. E per ridurne l’impatto, il ministero dell’Agricoltura giapponese ha annunciato l’avvio di un programma di ricerca per limitare i danni di tali emissioni che, da sole, rappresenterebbero oltre il 30% di quelle totali di gas serra nell’atmosfera. Il gruppo di ricerca, cercherà di studiare come intervenire sui microbi presenti nell’apparato digerente degli animali, responsabili della produzione delle emissioni inquinanti.
«Bisogna cercare di capire questi studiosi chi o cosa vogliono colpire. Da qualche anno in Giappone gli allevamenti di bovini sono in aumento perché i giapponesi, oltre al riso, hanno scoperto il latte. Gli allevamenti di bovini contribuiscono al gas serra? A me sembra assurdo. Basta guardare cos’è accaduto durante il lockdown – spiega Fausto Trevisi – Con meno auto e camion sulle strade, gli inquinanti si sono drasticamente ridotti, le acque dei fiumi sono diventate più azzurre dato che alcune industrie erano rimaste ferme. E poi cosa vogliono studiare i giapponesi per fare in modo che i reflui zootecnici dei bovini siano meno maleodoranti? La mucca è un ruminante ed è normale che il foraggio ingerito e digerito possa provocare gas intestinali. Cambiare l’alimentazione? Le nostre sono vacche da latte e vengono alimentate con foraggio. Cambiare dieta alimentare significa mettere a rischio la qualità del latte che poi viene destinato alla produzione di Parmigiano Reggiano, per il quale c’è un preciso disciplinare da rispettare. Io credo che siano le industrie che inquinano, non le stalle. La quantità di bestiame è rimasta tale e quale ad alcuni anni fa. Prima c’erano tante stalle con 20 capi, oggi ce ne sono di meno ma con molti più capi».
L’azienda agricola Trevisi è una realtà tipica della Pianura Padana, dedita all’allevamento di oltre 400 bovine da latte con annessa una superficie per la coltivazione di foraggi di 140 ettari di cui 35 di proprietà. «Per valorizzare i reflui dell’allevamento abbiamo investito in un impianto biogas. Su tutti i tetti delle stalle abbiamo installato pannelli fotovoltaici per una potenza complessiva di da 670 kW. A questi si aggiunge l’impianto di digestione anaerobica. Il biogas, viene utilizzato per produrre energia in grado di soddisfare parte dei fabbisogni aziendali. Non solo: siamo diventati anche un allevamento antibiotic-free». Trevisi inoltre pone l’accento sulla differenza tra una mucca da latte e una mucca da carne giapponese, la cosiddetta “mucca Kobe”, perché «sono animali molto diversi anche dal punto di vista genetico». —
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