Sicurezza
Achille Lauro: rock, pop, punk «La mia musica è tormento»
Il cantautore romano rivendica la sua originalità e la sua “fluidità” artistica «Non faccio teatralità fine a se stessa, dietro tutto c’è sempre un concetto»
Luca Trambusti
Achille Lauro, parlando del suo nuovo album “Lauro”, in uscita oggi, sembra giocare in difesa, a voler ribadire il valore della sua attività artistica. Appare come un incompreso, accusabile di teatralità fine a sé stessa, mentre lui ribatte i contenuti delle sue performance e della sua musica.
Achille Lauro è un personaggio controverso e complesso, un “uno nessuno e centomila”, un trasformista e/o provocatore, che gioca con l’immagine e con la musica, presentando delle foto “mosse” delle sue molteplici anime, sempre pronte ad adattarsi ai propri bisogni espressivi. Il cantautore romano difende la sua esibizione a Sanremo, tra teatralità e musica, dicendo che era dettata dall’arte e non da strategia promozionale (convenzionale). «Avrei potuto presentarmi e cantare le canzoni dell’album e invece – dice – mi sono impegnato giorno e notte per fare altro, andare oltre gli stereotipi». Non esiste “un” Achille Lauro, ne esistono tanti, quante sono le sensazioni e i momenti che sta vivendo. Lui dichiara molteplici livelli di lettura delle sue canzoni e performance. «Ci si può fermare alla punta dell’iceberg – afferma – o andare in profondità e trovare altre idee. Ora è difficile far capire i sottostrati in un mondo che vive alla velocità dei social alla costante ricerca di novità. Ciò che faccio – aggiunge – non è solo costume o parrucca, dietro c’è un concetto, un’ispirazione, qualcosa di più grande».
Nella sua “fluidità” artistica Achille Lauro è passato da molte fasi, ha percorso diverse strade musicali senza mai seguirne una in cui lasciare un segno ma riadattandole alle sue esigenze. Tanti generi e tante passioni quante sono le lettere del suo nome e del titolo dell’album: “Lauro” appunto. «La “L” – spiega – è legata a glam rock, manifesto di libertà, dell’essere tutto e niente, la parte teatrale, con un’anima di solitudine coperta dal trucco. La “A” è il rock’n’roll, che è un cambiamento nella storia, voglia di rinascita. La “U” è la popolar music. In Italia pop significa di poco valore, frivolo, costruito. Ma che Dio benedica gli incompresi artisti pop italiani. “R” – continua Lauro – è il punk rock, la scorrettezza, l’anticonformismo, l’originalità. Io sono punk, perché ho sempre fatto il contrario di quello che si aspettavano da me. Oggi molti ragazzi guardano ciò che funziona e non ciò che vogliono realmente. Infine – conclude – la “O” per l’orchestra di cui mi affascina il fatto che ogni orchestrale abbia studiato come solista, ma solo insieme fanno un’opera. È il mistero della vita». Il motore della sua scrittura sta in un profondo tormento che – come dice – «va oltre all’esigenza artistica, è proprio dell’essere umano. Il mio carattere magari lo accentua ed è stimolo compositivo. Si placa nella creazione, ma poi torna ancora, senza fine». —
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