Il Tirreno

«Böll e Manzoni tutta la vita, da rileggere “1984” di Orwell Houellebecq mi ha deluso»

Luca Trambusti
«Böll e Manzoni tutta la vita, da rileggere “1984” di Orwell Houellebecq mi ha deluso»

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Luca Trambusti

Enrico Ruggeri, milanese classe 1957, è uno dei nomi più conosciuti e apprezzati della musica d’autore. Ha firmato alcuni brani, eseguiti da lui o da altri interpreti, che sono rimasti nella storia della canzone italiana, prima con i Decibel e poi come solista. Oltre alla musica però Ruggeri si muove in altri campi artistici. È sicuramente un noto volto televisivo, legato a spettacoli musicali ma anche d’intrattenimento. Ha però all’attivo anche una buona produzione letteraria con una decina di libri tra romanzi, gialli, poesia e saggistica. Due romanzi. “Un gioco da ragazzi” e “Il professore nano” sono usciti lo scorso anno per la Nave di Teseo (la casa editrice fondata da Umberto Eco ed Elisabetta Sgarbi). Abbiamo chiesto al cantautore/scrittore di confidarci le sue passioni letterarie. Le sue preferenze vanno sicuramente verso i classici, preferibilmente «stampati su carta frusciante», come dice lui.

Libro sul comodino

«In questo momento sul comodino c’è “La morte di Ivan Il’ic” di Lev Tolstoj pubblicato nel 1886 – dice Enrico Ruggeri – È un libro tremendo, uno di quelli che quando lo chiudi ti dici “Beh, io sono messo bene”. Il romanzo racconta gli ultimi mesi di vita di un malato, forse di cancro, ai tempi la medicina e le diagnosi erano quello che erano. È intriso di quella sensazione tra la pietas e il fastidio, quella straziante condizione di uno che muore e finalmente ha finto di soffrire».

Il libro della vita

«Il libro che amo di più in assoluto è “Opinioni di un clown” di Heinrich Böll del 1963. È la storia – dice Ruggeri – di un clown, un artista di strada e del suo rifiuto della vita borghese. C’è dentro una satira forte contro la borghesia tedesca del secondo dopoguerra e dell’orrore che ha tollerato durante la dittatura nazista, bigotta e cinica come tutte le borghesie».

la delusione

«Insomma quei libri che ti dici: era meglio se non lo leggevo? Ce ne sono stati, capita. Ultimamente mi ha deluso molto “Serotonina” uscito nel 2019, l’ultimo libro del francese Michel Houellebecq. Sarò all’antica – confida il cantautore – ma alla terza scena di sesso mi sono infastidito e non sono più riuscito ad andare avanti. L’ho trovato gratuitamente volgare. Certo Manzoni nelle sue descrizioni, penso alle frasi e alla storia della Monaca di Monza, era di tutt’altro stile!».

Consigli di lettura

«Non è facile dirlo. In questo momento mi sentirei di consigliare di leggere o rileggere “1984” di George Orwell – dice Ruggeri – L’autore inglese l’ha scritto nel 1948 ed è stato spaventosamente profetico e inquietante. Stiamo vivendo il clima descritto in quelle pagine, è un libro di grande attualità: profetico è proprio la definizione giusta. Suppongo che nemmeno l’autore pensasse di azzeccarci così quando lo scrisse. O almeno credo che si augurasse di sbagliare».

il libro ispiratore

«La mia musica e le mie pagine qualche volta sono state ispirate dai libri – spiega il musicista – Ci sono libri che hanno ispirato la mia musica e altri la mia vena da scrittore. Per la musica penso a uno qualsiasi degli scritti degli anni Ottanta di Charles Bukowski. Ero completamente affascinato da quel mondo maledetto che lui descriveva benissimo e che ha ispirato molto la mia musica, soprattutto quella giovanile. Per la mia scrittura, invece, la più grande ispirazione sono i Promessi Sposi usciti in diverse edizioni tra il 1827 e 1842. Mi affascina quel romanzo perché Manzoni non giudica e soprattutto perché è incredibilmente sintetico pur vivendo in anni in cui gli scrittori eranomolto prolissi. Poche parole e subito capisci cosa vuol dire. “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” come dice Don Abbondio oppure “Avanti, Pedro, con giudizio”, come Ferrer invita il cocchiere a fare passando tra la folla, un modo per dire “allontaniamoci senza farci notare e senza far casino”. Manzoni mi piace tantissimo perché è incredibilmente fotografico, già nell’Ottocento». —

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