Il Tirreno

Stelle e pianeti entrarono nelle case di tutti

A.M.

Così la scienza venne spiegata agli italiani

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Il miracolo economico, la comparsa dei giovani come protagonisti della vita politica e sociale, i primi segnali della rivoluzione sessuale, la scolarizzazione di massa: sono solo alcuni degli elementi che caratterizzarono l’Italia degli anni Sessanta. Ma quegli anni speciali videro anche irrompere nelle case degli italiani – trasportata dalla televisione – l’epopea della conquista dello spazio.

Quando il progetto Apollo (quello ideato per portare l’uomo sulla Luna) imboccò la dirittura finale, nacque un vero e proprio nuovo settore dell’informazione, specializzato nel divulgare le notizie legate alla conquista dello spazio. Pagine e pagine sui giornali e una presenza fissa nei Telegiornali, con giornalisti che divennero personaggi popolari grazie alla loro capacità di rendere accessibili a tutti concetti di enorme complessità. La scienza diventava avventura.

Volti e nomi come quelli di Tito Stagno, Piero Forcella, Andrea Barbato e Ruggiero Orlando (in perenne collegamento da New York), raccontarono vicende che si trasformavano in epopea nel momento stesso in cui accadevano. Imperdibili erano i “cartoni animati” (oggi si chiamerebbero “animazioni”) con i quali la Rai illustrava i movimenti delle astronavi, il distacco dei moduli, l’allunaggio. I bambini ne restavano affascinati. Fu come se tutto il paese venisse trascinato da un’ondata di divulgazione scientifica. Anche personaggi di altissimo spessore culturale furono arruolati per spiegare agli italiani cosa stava accadendo; la Rai sfruttò la grande competenza di uno scienziato del calibro di Enrico Medi (morto in odore di santità), perché i concetti della fisica e dell’astronomia diventassero un patrimonio collettivo.

Non c’erano solo gli americani, però. C’erano i sovietici, anche se dopo i tempi di Gagarin e, ancora prima, della cagnetta Laika, i rivali della Nasa apparivano distanti. Lo schieramento politico dell’Italia imponeva che in primo piano ci fossero gli americani, ma erano soprattutto le tecniche di comunicazione a farla da padrone. Mentre dal centro di controllo di Houston e da Cape Canaveral tu potevi ricevere le immagini di tutto, la base spaziale di Bajkonur – oggi nel Kazakistan – restava qualcosa di misterioso, visibile solo attraverso immagini sbiadite provenienti dal circuito Intervisione, il rivale orientale della nostra Eurovisione.

Il culmine di questa ubriacatura spaziale lo si raggiunse con la trasmissione durata un giorno e mezzo con la quale la Rai accompagnò gli italiani allo sbarco sulla Luna, un programma di grande impegno che ha scritto una pagina importante nella storia dell’informazione, rendendo memorabili anche gli errori, come la litigata fra Tito Stagno e Ruggiero Orlando sul momento preciso dell’allunaggio dell’Apollo 11.

Conquistata la Luna, vinta la sfida per il controllo dello spazio, l’interesse per le imprese degli astronauti andò a mano a mano calando, con l’eccezione della solidarietà del mondo intero per le sorti dell’Apollo 13 che, per colpa di un guasto, rischiava di perdersi nel buio dell’universo con il suo carico umano. La guerra fredda finì anche nello spazio con l’abbraccio fra russi e americani nella stazione orbitante. Prima ancora che sulla improbabile conquista di pianeti lontani, l’attenzione adesso si concentra sulla salvezza di quell’unico mondo che abbiamo. —

A.M.

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