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Sky annuncia fino a tremila esuberi in 4 anni

Sky annuncia fino a tremila esuberi in 4 anni

Il piano del network prevede tagli per 300 milioni, uscite concordate e il riposizionamento rispetto alla concorrenza

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MILANO. Un piano quadriennale che prevede, tra il 2021 e il 2024, 2.500-3.000 uscite su 11ila addetti (5.000 dipendenti interni e 6.000 esterni), senza licenziamenti ma con accordi consensuali, e risparmi per 300 milioni: è il progetto di trasformazione aziendale che l’amministratore delegato di Sky Italia, Maximo Ibarra, ha presentato ieri ai sindacati e che punta a riposizionare l’azienda nel nuovo scenario competitivo caratterizzato dalla concorrenza sempre più agguerrita.

Oltre alla riduzione del 25% della forza lavoro complessiva, il piano si basa su digitalizzazione, semplificazione dei processi e maggiore centralizzazione a livello di gruppo, per evitare la dispersione di risorse legata alla duplicazione delle attività sui diversi territori. L’intenzione di Sky è gestire l’attuazione del piano in un’ottica di compatibilità sociale, come conferma anche la reazione dei sindacati: «I massimi dirigenti aziendali hanno proposto di iniziare un confronto complessivo sull’intero piano di riorganizzazione, con la volontà di evitare qualsiasi azione unilaterale e confermando la disponibilità di costruire un percorso socialmente responsabile», commentano Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, consapevoli «della fase complessa che si appresta a vivere l’intero settore del broadcasting», anche in vista della diffusione della rete 5G e alla luce del boom delle piattaforme streaming e on demand durante la pandemia. Un quadro reso ancora più complicato dalla partita dei diritti del calcio di Serie A dalla quale ad oggi la società guidata da Ibarra è rimasta fuori.

Il piano conferma in ogni caso la centralità dell’informazione e dello sport: un punto accolto con favore dai cdr di Sky Tg24 e Sky Sport 24, che «condividono con l’azienda la necessità di una trasformazione aziendale, per poter rimanere leader in un mercato in profonda trasformazione e con competitor che si affermano sullo scenario nazionale e internazionale, ma – a fronte dell’altissimo numero di esuberi, un numero che può addirittura ancora aumentare secondo l’andamento dell’asta dei diritti di Lega A – chiediamo che non venga perso nessun posto di lavoro giornalistico, particolarmente in questo periodo di emergenzae». Con le redazioni si schiera la Federazione nazionale della stampa: «La tutela dei posti di lavoro, nell’ottica di un rilancio all’insegna della qualità del servizio offerto, è un presupposto imprescindibile. Il piano dovrà per questo essere analizzato senza pregiudiziali, tenendo conto di ruoli, competenze e funzioni», avverte il segretario generale Fnsi Raffaele Lorusso. —

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