Il Tirreno

la tradizione e le parole 

Un’espressione liberatoria e teatrale per affermare emozioni e identità

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L’haka tradizionale appartiene allo stile Ka Mate ed è stata composta nel 1820 dal capo della tribù degli Ngati Toa. Nel 2005 è stata introdotta un’altra versione, Kapa o Pango, fortemente discussa per il gesto finale che mima lo sgozzamento. L’haka segue uno traccia ben precisa: prima di intonare il ritornello, il leader incita gli altri con il seguente testo: «Ringa pakia (batti le mani contro le cosce) Uma tiraha (sbuffa col petto) Turi whatia (piega le ginocchia) Hope whai ake (lascia che i fianchi ti seguano) Waewae takahia kia kino (sbatti i piedi più forte che puoi)». La danza poi segue dei passi definiti: Pukana (dilatare gli occhi), Whetero (tirare fuori la lingua), Ngangahu (emettere un verso forte e acuto), Potete (solo per le donne, chiudere gli occhi in alcuni momenti). Questo è invece il testo dell’haka Ka Mate originale: «Ka mate! Ka mate! Ka ora! Ka ora! Ka mate! Ka mate! Ka ora! Ka ora! Tenei te tangata puhuru huru Nana i tiki mai, whakawhiti te ra! A hupa ne! A hupa ne! A hupane, Kaupane whiti te ra! Hi! ». Tradotto: «È la morte! È la morte! È la vita! È la vita! È la morte! È la morte! È la vita! È la vita! Questo è l’uomo dai lunghi capelli che ha persuaso il sole, e l’ha convinto a splendere di nuovo. Un gradino in su! Un altro gradino in su! Un gradino in su, un altro il sole splende. Alzati! ».

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