Il Tirreno

Isola del Giglio, torna la vita sui fondali devastati dalla Costa Concordia

Alfredo Faetti
Isola del Giglio, torna la vita sui fondali devastati dalla Costa Concordia

Dall’opera di ripristino condotta dall’Ispra arrivano i primi risultati: si rivedono pesci, coralli e flora marina

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Laggiù dove c’era solo ombra oggi c’è una prateria. Mille metri quadrati di posidonia, reimpiantata sui fondali dell’Isola del Giglio dove fino al 2014 giaceva il relitto della Costa Concordia. È uno degli interventi portati avanti nell’ottica della terza fase del progetto di ripristino dei fondali marini dell’isola, su cui i tecnici dell’Arpat e dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) hanno fatto il punto nel corso di un convegno nei giorni scorsi.

Il lavoro fatto al Giglio è stato presentato come un modello esemplare di ripristino ambientale. Dopo nove anni da quel tragico naufragio, terminate le azioni di smantellamento della nave e di ricostruzione dei fondali, nel 2019 è partita la terza fase di attività (ancora finanziata per intero da Costa Crociere) destinata al recupero di alcuni elementi chiave di questi ecosistemi marini. Elementi a quel tempo spazzati via dalla nave e da tutto ciò che riversò in mare, comprese duemila tonnellate di olio combustibile, senza scordare che lo scafo, rimasto incagliato al Giglio per due anni. Un disastro che ha causato un’ombra sui fondali e che ha compromesso il naturale ciclo della flora marina. Per questo l’Ispra nel suo resoconto presentato al convegno fa un passaggio preciso, in cui spiega che «in questo ambiente, popolato da organismi la cui vita è in stretta relazione con il fondale, i tempi di recupero seguenti alla definitiva conclusione degli eventi causati dall’impatto, possono superare anche il decennio ma anche non realizzarsi affatto».

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Qualcosa però è tornato a vivere là sotto, come la posidonia, pianta marina fondamentale per l’ecosistema mediterraneo, devastata dal naufragio e da quel che ne è seguito. Non solo dall’assenza di luce che ne ha impedito la fotosintesi, ma anche dagli organismi alieni arrivati in questo tratto di mare. Il rimorchiatore olandese “Pioneer” portò con sé attaccati alla chiglia alcuni esemplari di una specie di cozza atlantica, che vide crescere velocemente la sua popolazione nelle acque gigliesi durante l’inverno. Ma quando arrivò l’estate e la temperatura si alzò, migliaia di questi molluschi morirono e caddero sul fondale, finendo per uccidere la prateria di posidonia sottostante a causa del ricoprimento da parte delle valve.

Oggi però la situazione è ben diversa. Al momento sono stati reimpiantati oltre mille metri quadrati di questa pianta marina, tenuti al sicuro da nuovi attacchi. La tecnica utilizzata per questa operazione prevede che i semi vengano fatti germogliare in gabbie di ferro per difenderli dal pascolo degli animali marini, come il pesce Sarpa salpa.

Altro elemento chiave tornato a vivere sui fondali gigliesi è il coralligeno, la cui riparazione è attualmente in corso. Qua l’attività portata avanti può essere suddivisa in due tipologie: gli interventi di reimpianto di vere e proprie colonie di gorgonie (celenterati) e monitoraggi per valutare e verificare le dinamiche del recupero naturale. Questi organismi vengono posizionati su fondali rocciosi nell’area di cantiere, fino a una profondità massima di 40 metri, in zone che già prima del naufragio erano colonizzate dal coralligeno, poi completamente danneggiato dalla presenza del relitto e delle attività di cantiere.

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La vita è stata insomma ricollocata là dove era stata spazzata via, lasciandola poi libera di ritrovare i suoi spazi. Alcuni organismi coralligeni, infatti, sono tornati a crescere anche sui resti delle piattaforme che furono necessarie per la rimozione ma poi rimaste là perché impossibili da rimuovere completamente.

Ecco, secondo gli esperti che seguono il progetto, sarà la flora marina a ricoprire i segni ancora tangibili della tragedia. Ora starà alla natura fare il suo corso e solo il tempo potrà dire se le ferite del Giglio saranno completamente rimarginate. Ma intanto, grazie ai tecnici, là sotto dove c’era l’ombra è tornata la vita. —

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