Il Tirreno

LA STORIA 

«Io, prima donna poliziotta, nella Livorno degli anni Ottanta»

Claudia Guarino
«Io, prima donna poliziotta, nella Livorno degli anni Ottanta»

Daniela Scarola, oggi commissario, racconta il suo percorso professionale nato grazie alla piena equiparazione tra personale maschile e femminile

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Claudia Guarino

LIVORNO. Vedere la fondina indossata da una donna sembrava qualcosa di strano. E «a inizio carriera capitava che, mentre eravamo sul territorio, qualcuno ci fermasse incuriosito. Gli uomini, soprattutto quelli di una certa età, si stupivano che avessimo una pistola». Era il maggio del 1987 e Daniela Scarola era appena entrata in polizia. È stata la prima donna, insieme ad altre tre colleghe, a prestare servizio da agente operativa a Livorno. Oggi è commissaria e guida la divisione di polizia amministrativa e sociale alla questura labronica.

«Questo lavoro è sempre stato il mio sogno – racconta – tanto che ho rinunciato al ruolo di interprete per entrare in polizia». La sua storia professionale inizia 36 anni fa quando, esattamente nel 1985, si iscrisse a un concorso per allievi agenti della polizia di Stato. «L’anno successivo arrivai alla scuola di Piacenza – spiega Scarola – dove ho frequentato il primo corso a cui donne e uomini potevano partecipare insieme». Lì si studiava il diritto, ma non solo. «Era anche prevista una formazione pratica legata all’addestramento sul campo e alla guida dei veicoli».

Poi, dopo otto mesi di studio, esercizi di tiro e pratica nella difesa personale, sono arrivate le assegnazioni. «Poiché le donne erano veramente poche e la Toscana non aveva tante richieste la maggior parte di noi tornò nella propria città. Io tornai a Livorno. E sono arrivata lì nel maggio 1987».

La legge 121 era stata approvata da qualche anno. Prima di essa in polizia le carriere di uomini e donne erano separate. «Esisteva il corpo di polizia femminile, ma era una realtà a sé stante. E si dedicava solo a reati che coinvolgevano donne e minori. Certamente se oggi posso raccontare il mio percorso professionale è grazie alla 121. Qualche anno prima di noi (delle prime quattro donne a entrare in servizio a Livorno, ndr) in polizia erano entrate delle ispettrici, ma svolgevano un’attività più di concetto rispetto a quella riservata agli agenti. Noi siamo state le prime donne a cimentarsi a 360 gradi con tutte le attività che, fino a qual momento, erano riservate agli uomini».

E Scarola ricorda con gioia il giorno della sua entrata in servizio. «All’inizio, come tutti, sono stata destinata ai servizi di istituto, come i piantonamenti. Poi ho avuto un breve periodo alla narcotici della squadra mobile, ma siccome avevo il diploma di liceo linguistico e serviva un interprete mi spostarono all’ufficio immigrazione».

La commissaria dice di essersi sentita subito bene accolta. E di non aver trovato nessuna ostilità da parte dei colleghi di fronte all’arrivo delle prime quattro agenti donne.

«D’altra parte è anche vero che a quei tempi per essere considerate alla stregua dei colleghi serviva un grande impegno. E per dimostrare le nostre capacità abbiamo dovuto faticare di più rispetto agli uomini. Qualche piccolo preconcetto c’era e talvolta ci consideravano più vulnerabili».

A maggio saranno passati 34 anni da quando Scarola ha varcato per la prima volta la porta di un commissariato da agente operativa. Nel tempo, dopo un periodo all’anticrimine di Genova, è diventata sostituta commissaria, poi vicecommissaria e infine commissaria. «Oggi, anche grazie alla legge 121, la situazione in polizia è diversa rispetto a quella di un tempo. Le donne sono più numerose e le giovani colleghe sono ben integrate». La commissaria ce l’ha fatta. Ha realizzato il suo sogno, conquistando il lavoro che ama. Ma cosa suggerisce a chi desidera intraprendere la sua stessa strada professionale? «Posso soltanto dire che la carriera in polizia è impegnativa. Ma, nello stesso tempo, è capace di offrire soddisfazioni grandissime». —

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