Toscana
«Il sogno in scena è la Morante di “Menzogna e sortilegio” Belle le fiabe di Pinkola Estés»
Elena Torre
Monica Guerritore è senza alcun dubbio una delle migliori attrici italiane. Straordinaria sulle tavole dei palcoscenici fin dal suo debutto a sedici anni con Giorgio Strehler che al Piccolo Teatro di MIlano le affidò il ruolo di Anja ne “Il giardino dei ciliegi” di Cechov. Eccellente al cinema (dove esordì a 15 anni con Vittorio De Sica in “Una breve vacanza”) e in televisione dove l’abbiamo vista anche pochi giorni fa nel ruolo della mamma di Francesco Totti nella serie sul calciatore della Roma. Nata a Roma il 5 gennaio 1958, Guerritore è anche autrice di spettacoli e libri è una lettrice appassionata e non fa fatica a raccontarci le sue letture preferite consigliandoci anche qualcosa da scoprire o riscoprire.
IL LIBRO SUL COMODINO
«Sul comodino in questi giorni ho “La forma cinematografica” di Sergej M. Ejzenstejn – dice Monica Guerritore – Un libro che racconta in qualche modo la nascita del cinema in modo semplice, narra come il teatro kabuki – il primo teatro orientale di forma completa che porta al pubblico scene, musica, movimento – ai primi del Novecento abbia aperto le porte al cinema. In tutto il mondo il prodotto teatrale viene considerato come generatore di storie e quindi trasportato in cinema, adattato per il cinema mentre in Italia questo è precluso, relegando il teatro ad un prodotto di nicchia, per esoterici, per eletti a causa del costo anche economico delle produzioni».
QUELLO DA RILEGGERE
«Un libro da rileggere – dice l’attrice – secondo me è “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés una narratrice, quasi una “cantadora” sudamericana che attinge al mito, alle favole per narrare le costrizioni, le paure, i legacci con cui le donne fanno i conti tutti i giorni, liberandole in qualche modo sotto forma di favole. Favole conosciute, altre meno come “La donna senza ossa”, ma anche “La bella addormentata”, “Barbablù” e le porte che non si devono aprire. Il suo modo di attingere a favole arcaiche in qualche modo ci racconta quale sono le nostre paure ancestrali da cui bisogna liberarsi e riprendere, come dice lei, a camminare a quattro zampe, con la forza dei lupi».
DA METTERE IN SCENA
«Un libro che avrei voluto mettere in scena è “Menzogna e sortilegio” di Elsa Morante, senza alcuna esitazione – dice Guerritore – È il libro che in qualche modo ha indicato un po’ a tutti il modo di raccontare le sue storie anche in teatro. C’è un momento nel primo capitolo in cui racconta come i personaggi la andassero a trovare la notte e come volessero raccontarsi, un po’ come nella poetica di Pirandello dove i personaggi vivono di vita propria e continuano a muoversi autonomamente. Questo mi è accaduto spesso con le intuizioni su quale personaggio andare a raccontare e su come farlo. Attraverso la finzione c’è la fascinazione, il sortilegio appunto».
IL SALTO IN AVANTI
«Il libro che mi ha permesso di fare un salto in avanti? Nella mia vita – risponde Monica Guerritore – avrei sempre desiderato far parte di una regia di Strehler, quella di “L’anima buona di Sezuan” che avevo visto dopo il mio “Giardino dei ciliegi”, ma era il 1973 ed ero troppo piccola per una parte in quel testo. Il Diario delle prove in cui Strehler mette in scena “L’anima buona di Sezuan”, scritto da una sua assistente giovanissima, è un libro che mi è caduto come dal cielo e mi ha permesso attraverso la lettura di ritrovare il mio maestro e di rimettere in scena quello spettacolo facendone forse lo spettacolo più importante della stagione passata, portando al pubblico la grandezza di Strehler e la mia capacità di poter recuperare quella magia. Questo mi ha permesso di interpretare il personaggio di Fiorella Totti in un modo brechtiano, ovvero la psicologia del personaggio è tutta descritta sulla superficie: dal colore, dal trucco, dai capelli, un po’ tutto insomma dice chi sono attraverso l’apparenza, è tutto fuori, è tutto indicato». —
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