Il Tirreno

L’appello di Riccardo Muti «Salviamo i teatri e i musicisti»

L’appello di Riccardo Muti «Salviamo i teatri e i musicisti»

Il grido d’allarme del maestro, in questi giorni al lavoro al Massimo di Palermo «Sono il vanto del nostro Paese ma ora piangono perché sono alla fame»

3 MINUTI DI LETTURA





PALERMO. Il direttore d’orchestra che il mondo ci invidia, Riccardo Muti, lancia un appello accorato in difesa della cultura intervenendo dal Teatro Massimo di Palermo ai lavori del convegno sul tema “Sud-Progetti per ripartire”.

«Faccio un appello – spiega il maestro – per i nostri teatri e per i nostri musicisti, che sono il vanto del nostro teatro nel mondo ma che ora piangono per tanti motivi. Parlo di ragazze e ragazzi che oggi sono letteralmente alla fame. Parlo dal Teatro Massimo di Palermo che è un’eccellenza italiana, dove lavora gente straordinaria. Persone che studiano nei nostri conservatori e ricordo che ancora ci sono regioni in cui non c’è un’orchestra o un teatro, e tutto questo accade in Italia, il Paese della musica. Chi pensa a esempio ora alle bande, che sono un vanto dell’Italia del Sud?».

Muti è a Palermo da qualche giorno. Una breve sosta in hotel e prima tappa sulla tomba di Federico II in Cattedrale. Il maestro è un vero fan dell’imperatore illuminato e innovativo, e da poco ha acquistato un terreno non lontano da Castel del Monte in Puglia. Lo Stupor mundi vantava un altro appellativo: “Fanciullo di Puglia” ed è plausibile che il maestro pugliese senta con prepotenza il richiamo della forte personalità del Re di Sicilia, protettore delle arti e della letteratura. E questo è il punto, un sovrano che ama il Diritto, ma favorisce gli artisti. Esattamente ciò che Riccardo Muti chiede e cerca da almeno 45 anni. Un governante sapiente, che si prenda cura dell’immenso valore del Made in Italy culturale. Lo chiede e lo richiede, fino allo sfinimento, come ha fatto anche ieri mattina rivolgendosi al ministro per il sud, Mara Carfagna, in video conferenza dal salotto del palco reale del Teatro Massimo.

Inascoltato fino a ora, Muti vede adesso aprirsi uno spiraglio. L’Italia ha ricevuto da lui molto di più di quel che gli ha concesso. Ma quando si tocca il tema della sua intera vita, l’educazione dei giovani, l’insegnamento della musica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, la ripetuta richiesta di fermare i tagli alla cultura, il maestro fa sul serio. Durante una recita di “Aida” all’Opera di Roma, dopo il “Va pensiero” , il pubblico chiese il bis che fu concesso, ma prima si girò verso la platea per invitare il Governo a non tagliare i fondi da destinare ai teatri, alle scuole, ai musei.

Adesso, dopo un anno di inaudite sofferenze per gli italiani, Muti ha deciso di attraversare la penisola, da Bergamo, a Napoli, a Palermo. Per lui la musica ha unito l’Italia nei momenti più bui, anzi l’ha unita e basta, e certamente ha un potere taumaturgico. Il Teatro Massimo lo ha ospitato con la sua orchestra giovanile, la Cherubini: nel programma la sinfonia n° 3 di Schubert e “Dal nuovo mondo” di Dvorak. Saranno trasmessi domenica prossima alle 11 sul sito del teatro, dell’Anfols, su quello dell’Ansa nell’ambito del progetto Ansa per la Cultura e su ravennafestival. live. Per Palermo è una festa. Come ieri, anche oggi e domani Muti sta provando con l’orchestra del Massimo. «Vi trovo in gran forma», ha detto agli orchestrali, durante il meraviglioso Requiem di Verdi, un brano molto caro a Muti, come tutto il repertorio verdiano. L’esecuzione in teatro sarà sabato, la trasmissione online domenica 28. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore