Gioco
Una giornata di tv tutta dedicata a Dante Ferroni: «Speriamo di leggerlo di più»
L’esperto del Sommo poeta organizza il palinsesto di “Domenica con” spaziando fra film, musica e teatro
Mauretta Capuano
I ritratti di Dante, il mistero del suo aspetto fisico. La fortuna dei personaggi della Divina Commedia a partire a Francesca da Rimini e l’interesse della cultura pop per il Sommo poeta, andando a rispolverare “Una zebra a pois” di Mina e la Pia dei Tolomei nell’opera rock di Gianna Nannini “Pia come la canto io”. Giulio Ferroni, tra i massimi dantisti – autore tra l’altro de “L’Italia di Dante” (La nave di Teseo), un viaggio nel Paese della Commedia – ha disegnato il palinsesto, tutto dedicato a Dante, di “Domenica con” , il programma di Enrico Salvatori e Giovanni Paolo Fontana, in onda domani dalle 14 alle 24 su Rai Storia (canale 54), facendoci entrare nel mondo dantesco da diversi punti di vista.
«Una cosa a cui tengo particolarmente è la vocalità, la forza della parola dantesca che se messa in voce rivela tutta la sua espressività», dice Ferroni, che è docente di Letteratura italiana alla Sapienza di Roma. E se la voce è quella di Carmelo Bene di cui verrà proposto un frammento tratto da “Lectura Dantis” o è quella di Vittorio Gassman («che aveva fatto tutto Dante», ricorda Ferroni) di cui saranno proposti due canti per ogni cantica, l’importanza delle letture dantesche mostra tutta la sua potenza.
Ferroni – che per il Dantedì del 25 marzo e a 700 anni dalla morte del Sommo poeta, interverrà a tanti appuntamenti in tv e in streaming, nella sua “Domenica con” ha voluto «toccare non tanto tutti i momenti della vita di Dante quanto i misteri che ci sono sulla sua persona. In realtà – spiega – non sappiamo nulla di com’era, di come parlava Dante, quale era il suo volto. Non abbiamo nemmeno un suo manoscritto autografo».
«Rispolveriamo anche “Paolo e Francesca” di Raffaello Matarazzo, un film uscito nel 1950 – dice Ferroni – È un drammone sentimentale, che risente del modello degli anni del fascismo, dei film storici. Comunque un documento interessante della fortuna di Dante. Nella parte finale del palinsesto avrei voluto il meraviglioso “Lancillotto e Ginevra” di Robert Bresson, ma c’era un problema di diritti. E così ci sarà un film famoso, medievale, molto bello “Il nome della rosa” con Sean Connery che non riguarda direttamente Dante, dove però c’è un personaggio che viene nominato nella Divina Commedia, Umbertino da Casale, che era uno dei francescani rigoristi».
Si compie anche un viaggio nel Paradiso, Inferno e Purgatorio con un montaggio di canzoni, da De Andrè a Venditti, da Mina allo Zecchino d’Oro. «Rispolveriamo “Una zebra a pois” di Mina che a un certo punto dice: “Dante si ispirò a Beatrice, chi sarà la nostra ispiratrice: una zebra a pois”». Per Ferroni «sarebbe stato bello fare anche un viaggio dantesco nei luoghi, ma di questi tempi figuriamoci!». Vengono toccati invece alcuni punti sul fascino delle opere dantesche e sull’uso che ne è stato fatto nel mondo contemporaneo. «C’è una figuratività dantesca che ha attraversato tutti i tempi» , racconta il critico letterario.
«È stata una bella idea mettere in evidenza Dante in questo modo con il Dantedì. Poi collegato al 700° anniversario della morte del poeta diventa un evento. Si fanno tantissime cose, però c’è il rischio che siano veramente troppe e che più che sulla lettura della Commedia l’attenzione sia portata sugli aspetti che più incuriosiscono la contemporaneità. Tutte cose giustissime, però speriamo se ne tragga spunto per tornare di più a leggere Dante, negli ultimi decenni si è ridotta molto la lettura delle opere dantesche. Non si tratta di studiare i commenti parola per parola – conclude Ferroni – ma di capire il senso dell’esperienza dantesca attraverso la forza della parola del poeta. Se le celebrazioni serviranno a questo sarà una cosa ben guadagnata». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
