Il Tirreno

l’installazione 

La “ferita” di JR a Palazzo Strozzi simbolo della cultura negata dal virus

Gabriele Rizza
La “ferita” di JR a Palazzo Strozzi simbolo della cultura negata dal virus

L’opera dell’artista francese realizzata attraverso un colossale collage fotografico in bianco e nero

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FIRENZE. Non è un crollo ma una “ferita” quella che squarcia la facciata di Palazzo Strozzi. Una frattura che sembra penetrare all’interno dello storico palazzo e ne fa emergere il senso di precarietà di cui siamo tutti preda di questi tempi. Il campo visivo della celebre architettura, simbolo del Rinascimento fiorentino, rompe l’armonia dell’insieme in una sorta di magmatico disfacimento.



C’è tutta l’esperienza creativa, l’urgenza sperimentale di JR (artista visivo e filmaker francese fra i più quotati al mondo, classe 1983) il suo giostrare con le impronte dell’illusionismo prospettico, la sua coerenza operativa che non è solo “effetto speciale”, in questo intervento site specific che si offre al passante come una riflessione sull’accessibilità ai luoghi della cultura nell’epoca del Covid-19. «Palazzo Strozzi – sottolinea il direttore dell’omonima Fondazione, Arturo Galansino – diviene così il palcoscenico per una ferita, simbolica ma dolorosa, che accomuna tutte le istituzioni culturali italiane e non solo: musei, biblioteche, cinema e teatri, costretti a limitare o a non poter far accedere il pubblico ai propri spazi».

Le opere di JR, viste alla Galleria Continua di San Gimignano e anche al cinema nel documentario “Visages Villages” girato insieme a Agnés Varda sulle tracce di Jean-Luc Godard, uniscono fotografia e street art, dando vita a monumentali interventi di arte pubblica, sparsi un po’ ovunque nelle città di tutto il mondo: dalle favelas di Rio de Janeiro in occasione delle Olimpiadi del 2016 alla grande piazza della Piramide del Louvre a Parigi, da Ellis Island a New York alla prigione di massima sicurezza di Tehachapi in California.

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Ora la spettacolare eruzione fiorentina, alta 28 metri e larga 33, frutto di un torrentizio collage fotografico in bianco e nero, si apre alla visione di un interno reale e immaginato allo stesso tempo, spazio ideale per una rivisitazione eccentrica della storia del palazzo, simbolo di una “metamorfosi” che oltrepassa la struttura muraria in contrasto col geometrico impianto dei suoi originari profili architettonici: una “ferita” che lascia intravedere, come a voler rimarginare lo strappo, le grazie immortali della “Primavera” e della “Nascita di Venere” di Botticelli, e del “Ratto delle Sabine” di Giambologna.

Per la cronaca, alla realizzazione del progetto hanno lavorato undici operai lungo un arco di tempo di circa due mesi. Parallelamente all’installazione si snoda un ricco programma di appuntamenti online che permetteranno di conoscere meglio il lavoro dell’artista francese e interagire con l’opera anche a distanza attraverso spazi di riflessione e attività creative. Info 055 2645155. —

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