Il Tirreno

Col Covid ancora più anglicismi invece dell’italiano

Paola Taddeucci
La biblioteca dell’Accademia della Crusca a Firenze
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La biblioteca dell’Accademia della Crusca a Firenze

“Baby sitting”, “smart working” e "caregiver": le polemiche sul linguaggio rilanciate da un'osservazione del presidente del Consiglio

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Siamo sempre più affascinati dai termini inglesi, e soprattutto dopo lo scoppio della pandemia questa tendenza è aumentata ancora di più. Ne usiamo veramente troppi, a discapito della nostra lingua, come da anni si affanna a ripetere – spesso inascoltata – l’Accademia della Crusca. Che, nell’ultima settimana, ha trovato un alleato inaspettato e sicuramente di peso: il presidente del consiglio Mario Draghi.

Durante il discorso di inaugurazione al centro vaccinale di Fiumicino, il presidente del consiglio ha infatti scherzato sugli inglesismi dopo aver citato, tra l’altro, i termini “baby sitting” e “smart working”: «Chissà perché dobbiamo usare tutte queste parole inglesi» ha detto di getto, abbandonando per un attimo la lettura del testo. La battuta ha riempito di soddisfazione Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, che ha così commentato: «Sono molto contento che il presidente Draghi, in un momento tanto difficile per il Paese, abbia toccato questo argomento con leggerezza, ma facendo capire bene la sua posizione. Normalmente quando si critica l’uso eccessivo dei termini inglesi scatta l’accusa di provincialismo. Nel caso di Draghi è difficile farla scattare, dato che lui per anni ha fatto discorsi in inglese».

A rendere ancora più imperante l’anglicismo è stata la pandemia. Tanto che la parola dell’anno, nel 2020, è risultata “lockdown”, diventata di uso comune nonostante i ripetuti inviti da parte della Crusca all’utilizzo dell’equivalente italiano “confinamento”. Nel nostro Paese il termine inglese ha avuto un consenso trionfale ad ogni livello, ma non è andata così in Francia e in Spagna, che invece hanno conservato le loro parole per esprimere il concetto. L’Italia – fanno notare i linguisti – è molto più passiva e molto meno reattiva rispetto a Francia e Spagna nella ricezione di nuovi anglicismi. Tutto quello che è inglese, da noi viene considerato più moderno, più trendy per dirla con un anglicismo. Si spiega così la fortuna di “droplet” per goccioline, “termoscanner” per strumento per misurare la febbre, “contact tracing” per tracciamento dei contatti, “webinar” per seminario interattivo. Termini presi dall’inglese, introdotti nella nostra lingua senza alcun adattamento e subito piaciuti a furor di popolo. Ma l’emergenza Covid ne ha messi in circolazione molti altri, a partire da “no vax” e “no mask” fino a “smart working” e “baby sitting” – quelli citati da Draghi – già in uso, ma ora definitivamente consacrati al posto di “lavoro agile” e “assistenza ai bambini”.

A proposito di assistenza, tra gli inglesismi finora poco conosciuti ma in lizza per diventare popolarissimo adesso c’è anche “caregiver”, che in italiano è poi la (o il) badante: la notorietà deriva dalla protesta per il loro inserimento – prima negato – tra gli aventi diritto alla vaccinazione nella categoria dei superfragili, dato che si prendono cura di queste persone. —

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