Toscana
Dante ritrova la sua “giovinezza” come la dipinse Andrea del Castagno
Restaurato il ritratto ora conservato agli Uffizi a Firenze andrà alla mostra di Forlì dedicata al Sommo poeta
FIRENZE. Alla grande mostra di Forlì che celebra Dante Alighieri nel settecentenario della morte sarà uno dei protagonisti. Così per presentarsi al meglio si è rifatto il look. Grazie al contributo degli Amici degli Uffizi e all’Opificio delle Pietre Dure che c’ha lavorato per sei mesi. Non era semplice riportare all’origine il sommo poeta così come era stato raffigurato da Andrea del Castagno più di cinque secoli fa. Anche perché l’affresco risentiva di precedenti ritocchi che ne avevano scurito e invecchiato il profilo.
«Si tratta dell’immagine forse più famosa di Dante – ricorda il direttore della Galleria Eike Schmidt – un’icona legata alla cultura e allo spirito italiani, che in origine si presentava con un’aria serena e pacata. Il progressivo deposito di sedimenti sulla superficie pittorica e i successivi interventi ne avevano scurito e appesantito il cromatismo, dandole un aspetto da dipinto a olio. L’offuscamento dei colori aveva avuto inoltre l’effetto di invecchiare il volto di Dante – prosegue Schmidt illustrando l’opera di restauro – che risultava così ben più cupo e accigliato. Il restauro ha ripristinato la leggerezza tipica della pittura murale, riscoprendo un volto luminoso, animato da una baldanza giovanile, finora del tutto inedita».
Andrea del Castagno aveva dipinto tra 1447 e 1449 un ciclo di affreschi raffiguranti “Uomini e donne illustri”, accanto ai ritratti di Dante, Petrarca e Boccaccio, destinati alla dimora di Filippo Carducci, che aveva ricoperto a Firenze importanti cariche pubbliche tra cui quella di Gonfaloniere di Giustizia. La loro sorte fu legata alle vicende della villa. Probabilmente a causa di un cambio di destinazione d’uso degli ambienti, in epoca non precisata, gli affreschi furono coperti da imbiancature. Di essi si perse memoria fino al 1847 quando furono “ritrovati” in coincidenza con la riedizione delle “Vite” del Vasari, ma poco dopo furono staccati e messi sul mercato. «Fortunatamente – conclude Schmidt – furono acquistate dagli Uffizi che, forse più di ogni altro luogo, offrono una persistente visione della storia come celebrazione di uomini illustri: basti pensare ai celebri autoritratti che conserva la Galleria. Gli affreschi di Andrea del Castagno, inizialmente collocati nelle nicchie del loggiato vasariano, nel 1966 furono trasferiti nella ex chiesa di San Pier Scheraggio, dove nel 1300 lo stesso Dante interveniva in qualità di consigliere cittadino, dopo una parentesi in cui erano stati espositi al Bargello e a Santa Apollonia».
Al termine della mostra forlivese l’affresco verrà esposto a Castagno d’Andrea, paese natale del pittore nel comune di San Godenzo e luogo dantesco per eccellenza, in quanto fu proprio qui che l’Alighieri, esiliato da Firenze, decise di accettare il provvedimento dei fiorentini contro di lui e di non tornare nella sua città.
Schmidt ha anche colto l’occasione per annunciare di aver chiesto, nell’ambito del Recovery plan, finanziamenti per progetti per il territorio come quello degli Uffizi diffusi. —
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