Toscana
I primi 40 anni di SuperQuark. Angela: «Io, sempre curioso»
Il grande divulgatore a 92 anni è ancora pieno di idee e su RaiPlay “coltiva” i suoi eredi
All’inizio si chiamava solo Quark, era in seconda serata, e andava in onda dopo Dallas. La prima puntata fu il 18 marzo 1981, poi, sempre più popolare, nel 1995 divenne SuperQuark con una durata maggiore e una nuova formula, ma sempre con Piero Angela al timone. Oggi compie 40 anni lo storico programma Rai di divulgazione scientifica, tecnologica, naturalistica, alimentare, umanistica alla portata di tutti, musica, archeologica. «La scienza – dice Piero Angela, 92 anni, principe dei divulgatori scientifici in tv, 12 lauree honoris causa, medaglia d’oro per la cultura italiana – è capire tutto. Cerchiamo di essere ottimisti: il Covid finirà e tornerà la vita normale».
Angela è ospite di “New Normal Live” il talk condotto su LinkedIn dal giornalista e top voice del social media dedicato al lavoro, Filippo Poletti e dalla psicologa Monica Bormetti. Lo fa dopo il successo del progetto “Prepararsi al futuro”, nato come una serie di incontri promossi da enti e scuole piemontesi e diventati, tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, un programma prodotto da Rai per il Sociale. Non esiste una puntata di Quark alla quale Angela sia più affezionato: «Sono come figli, impossibile preferirne uno. Se dovessi guardare alla mia vita, non la cambierei: il lavoro mi ha permesso di incontrare tantissime persone e avere tante soddisfazioni dal pubblico», spiega.
Guardando al futuro, a 8 lustri dall’avvio della fortunata trasmissione, Angela dice: «Il mio erede oggi? Non mio figlio Alberto. Lui si occupa di altre cose, ha fatto anche lui divulgazione. Ha una formazione scientifica: si è laureato in scienze naturali, poi ha fatto il ricercatore per molte campagne di scavo in Africa e altrove. Ha iniziato a fare divulgazione ed è stato attratto sia dalla paleontologia che dalla archeologia, e dall’archeologia fino all’arte. Fa tutt’altro rispetto a quello che faccio io. Ci sono dei giovani che stanno crescendo e che abbiamo arruolato in “Superquark+” per RaiPlay. Abbiamo fatto due serie da 10 puntate: ne faremo una terza». I più bravi a fare divulgazione scientifica? «Non sono coloro che hanno lauree scientifiche, ma laureati in filosofia della scienza».
Angela non smette di appassionarsi ed è pieno di idee: «Il segreto della giovinezza è mantenere la curiosità e avere progetti, anche piccoli. Finalmente farò un disco, uscirà dopo l’estate: ci saranno dei brani che eseguirò al pianoforte e altri suonati con un piccolo gruppo jazzistico». Tra i suoi piani non c’è la politica: «Non mi interessa. Sono un indipendente, un battitore libero. Voto le persone più che il partito. Su questo ho scritto il libro “A che cosa serve la politica?”. La politica deve valorizzare e sostenere la ricerca, cosa che non avviene». E ancora: «La Rai è un servizio pubblico: deve aiutare la gente a capire, a rendersi conto di quanto la ricerca, l’innovazione, e il buon senso possano aiutare il Paese a superare i problemi». Agli scienziati dice: «Dovete alzare la voce, spiegare quello che fate». Il terzo testimone è per la scuola italiana: «Quando mi chiedono in che cosa sono esperto, dico che sono ignorante. Ho fatto tanti documentari e ho scritto libri su diversi argomenti e gioco a scacchi. Chi gioca a scacchi capisce queste cose: per questo bisognerebbe insegnare gli scacchi a scuola».
Ricordando gli esordi di Quark, Angela si cala di nuovo in quel periodo: «La prima volta che siamo andati in onda c’era ancora l’Unione Sovietica e si parlava di rifugi antiatomici. Nel 1981 nasceva anche il primo personal computer, mentre il telefonino e internet erano lontani. Andare in onda alle 21,35 significava essere già in seconda serata: in quella storica prima puntata portammo a casa un risultato di oltre 9 milioni di telespettatori. Nascevano anche le prime tv commerciali. Da allora il mondo è cambiato ma il linguaggio usato per raccontarlo è rimasto lo stesso. Perché entrando nelle case degli italiani siamo diventati parenti dei telespettatori. E a modo nostro abbiamo anche fatto politica, usando messaggi semplici e chiari a tutti, lontani dalle liti e dalle bagarre che tengono oggi banco». —
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