Il Tirreno

Qui si fa l’Italia... anche ai tempi del Covid Storia di un’unione che compie 160 anni

Pietro Mattonai

Il 17 marzo 1861 il re Vittorio Emanuele II da sovrano di Piemonte e Sardegna divenne monarca italiano

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Pietro Mattonai

Come scrisse Luciano Cafagna, per anni docente di storia contemporanea all’Università di Pisa, l’Italia è stato il primo miracolo italiano. Il 17 marzo 1861, ovvero centosessant’anni fa, re Vittorio Emanuele II – che da sovrano di Piemonte e Sardegna divenne monarca italiano, mantenendo il numerale per non scombussolare la dinastia – assunse per sé e per i suoi successori il titolo di re d’Italia. La proclamazione del Regno, che venne istituita come festa nazionale cinquant’anni dopo, diede ufficialmente inizio all’esperienza nazionale italiana, frutto di due guerre d’indipendenza e completata con l’unificazione del territorio nel 1918.

PIÙ DI UN SOLILOQUIO

Spesso presentato come rivoluzione calata dall’alto o come espansione di uno Stato – il Piemonte – a spese di altri, il processo di unificazione d’Italia ebbe, alla base, anche un moto di opinione pubblica. Certamente, questa coinvolse perlopiù quei ceti e quei circoli più attivi in ambito sociale e intellettuale, ma difficilmente si può dire che l’unificazione d’Italia fu soltanto un’orchestrazione di interessi esterni e poco vivi nel Paese. E se Piero Gobetti definiva il Risorgimento come un “lungo soliloquio di Cavour”, i sacrifici degli studenti pisani a Curtatone e Montanara, di Carlo Pisacane nella spedizione di Sapri e di tanti altri italiani hanno reso questo soliloquio un vero e proprio sforzo nazionale.

DAL 1911 AL 2011

Le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del Regno d’Italia cominciarono il 27 marzo 1911, quando il re Vittorio Emanuele III, nipote di Vittorio Emanuele II, pronunciò il suo discorso al Campidoglio. «Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia – disse il sovrano – essa esprime, col ricongiungersi di sparse genti infelici, il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti». Era il miracolo italiano, che aveva riunito le infinite divisioni di una penisola sotto l’unico tricolore. I cento anni dell’Unità d’Italia, invece, vennero celebrati da un pontederese, il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, mentre cinquant’anni dopo, nel 2011, il centocinquantesimo anniversario poté contare su una lunga celebrazione in tutta Italia.

E OGGI.

Niente come i due conflitti mondiali ha messo alla prova l’unità d’Italia. La Seconda guerra mondiale, in particolare, con l’occupazione nazifascista del territorio nazionale, ha minato alle fondamenta la coesione del nostro Paese. Decenni dopo, di fronte alla peggiore crisi economica, sociale e sanitaria dell’ultimo secolo, l’Italia torna a celebrare l’anniversario della sua unità mentre il virus minaccia di sfibrarne la consistenza. Lo scorso anno, nel bel mezzo del primo lockdown, il presidente Sergio Mattarella ha invitato tutti i cittadini a rimanere uniti «attorno ai valori costituzionali e ai simboli repubblicani». Ancora oggi, sono quelli la stella polare della nostra navigazione. —

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